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Parte 4. Piccoli alberelli social

albero social

C’è un piccolissimo tool di una meraviglia sconvolgente, che mi ha colto di sorpresa, risollevata da terra e trasportata in un magico mondo che non pensavo potesse esistere.

La scorsa settimana, mentre vagavo sul web, ho trovato una cosa spettacolare, che si collega meravigliosamente alla vita da copy.

E’ stato un regalo di Natale in anticipo, capace di raccogliere tutto ciò che amo e di unirlo per presentarlo sui social.

Un magico alberello natalizio mi ha salutata e si è presentato come la nuova frontiera delle condivisioni sui network.

Un modo tutto nuovo, almeno per me, di indicare alla gente cosa fai, chi sei, con chi lavori, cosa sogni, quante volte ti perdi nella vita e con chi parli. Ci puoi inserire tutto.

Puoi creare una tua presentazione personale o aziendale e ti serve solo recuperare i vari link. A tutto il resto ci pensa la tua logica, la tua memoria su cosa non puoi assolutamente dimenticare e poi è fatta.

Al pari di altri tool, questo magico elemento è nato per rendere il vostro profilo ancora più bello, più funzionale e semplicemente più d’impatto.

Non lo si nota subito, ma una volta aperto è difficile dimenticarsene.

Immaginatevi l’ultima presentazione che avete dovuto preparare. Che sia stata di voi stessi per indicare la vostra presenza sui social o per l’azienda o agenzia per cui lavorate. Quasi ogni giorno vi capiterà di venire scoperti da qualcuno e di dovergli inviare (o lasciare) qualcosa.

Attenzione che io sto esclusivamente parlando di una presentazione online. Suppongo che siate abbastanza bravi nel descrivervi quando vi trovate vis-a-vis con qualcuno (se sì, bravi voi). Ma per tutti i più timidi o socialcosi che sperate di non dover parlare e di poter lasciar fare tutto ai vostri profili (tipo moi), c’è qualcosa che vi renderà la vita ancora più facile.

Insomma una meraviglia è giunta a noi, anticipando anche Babbo Natale stesso.

Magari la conoscete già, la utilizzate da tempo (bravi voi) oppure, come me, vi prenderete cinque minuti per contemplare le infinite possibilità.

Siamo arrivati in un’epoca dove vi troverete a voler e dover fare di più nella vita solo per dare un senso a questi magnifici tool, che sembrano venire gettati su di noi.

Vi siete accorti che non vi ho detto praticamente nulla (nemmeno il nome del tool) per tutta la durata dell’articolo?

Abbiate pazienza, giovani amanti della colazione e dei social, prendetelo come un teaser: il vero post uscirà il 20 Dicembre sulla rubrica Seconda Colazione di Just Baked!

A presto e buon ritrovamento dell’alberello canterino, che da sempre terrorizza tutti i nostri natali!

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Il terrore.
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Parte 3. Eleva il tuo copy

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Nei due episodi precedenti vi ho raccontato dei primi passi di un copy e del suo habitat. Ora pensiamo ai tool che gli servono per sopravvivere.

Ci sono tool più o meno seri. Se state cercando le informazioni sugli strumenti più utili nel mondo digital (ma non dimentichiamoci della cancelleria), potrete trovarli semplicemente googlando (diffidate da chi non vi parla di Drive). Ciò che non troverete, forse, sono tutti gli altri utensili utili per un buon flusso lavorativo.

Il mondo di un copy non si differenzia tantissimo da quello degli altri. Certo, anche lui ha le sue deformazioni professionali, anche lui vede cose che altri, fuori dal suo settore, non vedono. Ma gli strumenti che si porta dietro sono fondamentali per un buon ragionamento, razionale ed efficace, nella sua area di lavoro.

Personalmente sono strumenti che da anni mi accompagnano e che reputo fondamentali, ma qui siamo su SC. Per me sono altrettanto fondamentali le immagini degli alpaca e dei procioni la mattina mentre faccio partire la playlist del giorno proposta da Spotify. Quindi tenete in mente che Seconda Colazione parla in generale, ma di fondo si tratta di una personalità tutta sua che può più o meno essere condivisa.

Quali tool scaricarvi subito?

1. L’elastico. “Non so come facciate voi, persone dai capelli più i meno lunghi a lavorare con i capelli sciolti”. Questo non vale per me. Da copy, durante gli anni in cui ho avuto la fortuna di iniziare questo percorso, ho semplicemente sempre portato un grande elastico (marrone, solo marrone, sempre e solo quello) al polso destro. Serve principalmente per legarsi i capelli sì, ma io mi limito al massimo di fare una treccia. Ora invece serve soprattutto per un bilanciamento personale. Avete mai visto Lemony Snicket? Violet Baudelaire si legava sempre i capelli quando le veniva in mente un’idea. La mia natura da copy non arriva nemmeno a quella. Io prendo l’elastico e ci gioco, arrotolandolo tra le dita. Sentire la sua superficie mi ricorda il fiume di cavalli ne “Il Signore degli Anelli”. E se riesco a fare un’associazione di idee con un misero elastico, capite che mi sento meglio ad averlo quando propongo cose di varia natura.

2. Una penna. Che a sua volta ha sostituito una matita ormai diventata solo sdruccioli in qualche cestino. Quella penna è sempre con il proprio copy. Leggera ma non tanto da non sentirla in mano, pesante quanto basta per aiutare a proseguire nel flusso di appunti. In realtà un copy ha un’intera selezione di penne e pennarelli, ma la penna, quella principale è stata testata e utilizzata abbastanza volte da superare la fase di fiducia. Se parlate con un copy avrà sempre una penna. Dovesse anche scrivere sul palmo della mano, magari per annotarsi gli orari di un evento e/o le attività da svolgere (può succedere. È successo), lo farà per il quieto vivere nella sua mente. Annotandum sempiter ovunque.

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3. Acqua. Il copy, ma presumo anche il resto del genere umano, deve rimanere idratato. Non concepisco la gente che beve poco. Piuttosto si pianifica anche il tempo che perderà al bagno e si assicurerà di avere campo pure lì, in modo da non perdere troppo tempo tra una bevuta e una necessità di svuotamento. Il copy lavora, lavora ovunque e le mail arrivano sempre, anche con poco campo quindi tanto vale assicurasi di poter rispondere e rimanere operativi.

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4. Powerbank. Possibilmente 2-3 o almeno 1 che funzioni veramente, veramente bene. E il cavo. Non c’è bisogno di scrivere altro: se si spengono gli strumenti di lavoro, si spegne il copy. Semplice.

5. L’elemento X. Chiamatelo “X-Factor” del copy, chiamatelo “generatore di gioie”, chiamatelo “cose fuffose”, quello che vi pare. Il 5°elemento fondamentale per il copy è trovare e ritrovare quotidianamente quella cosa che gli piace, che lo rende felice e che gli permette di carburare. Può essere l’immagine di un lama (vedi sopra) o di un procione mentre mangia la frutta (vedi sopra), oppure un nuovo libro, un nuovo lavoro della propria illustratrice preferita, la scoperta che il cantante dell’infanzia tornerà a cantare e ritrovare valore e sentimenti nelle canzoni ormai consumate su Spotify. Qualsiasi cosa. Ma il 5° elemento è l’anello che non deve mai mancare per iniziare la giornata, proseguirla e terminarla soddisfatti.

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Come avete notato, un copy sopravvive anche e soprattutto grazie a tool poco consoni, ma utili e necessari per la sua sopravvivenza. L’elastico marrone magari sarà solamente una mia fissa, ma fateci caso: c’è qualcosa che portate con voi o che fate che gli altri non riescono a comprendere?

L’elastico rappresenta il ramo su cui si appoggia il bradipo per dormire. Ce ne sono altri centinaia, ma quel bradipo rimarrà su quel ramo e solo su quello.

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Parte 2: l’habitat del copywriter

Nella prima parte ho introdotto la figura del copywriter in quanto individuo, in grado di immergersi a tal punto nel proprio lavoro da riemergere con delle fisse che lo accompagnano anche durante i momenti quotidiani al di fuori delle responsabilità d’ufficio.

Nella seconda parte vediamo l’ambiente in cui questa creature vive, si manifesta, perlustra e devasta. Chi più, chi meno ordinato, l’habitat del copywriter è un luogo che può risultare ostile all’occhio di una persona poco esperta.

Perché un luogo ostile?

Non è una regola fissa, ma tenendo conto delle fisse del copywriter, della quantità di libri, magazine e vari oggetti di cartoleria che vuole sempre a portata di mano, non è difficile pensare a quanto sia gremita la sua zona di lavoro, sia in ufficio che a casa.

La sua area, ovunque essa si trovi, rappresenta materialmente la mente del copy.

Immaginatevi una foresta, splendida, dagli alberi e dalle palme altissime, verdissima, piena di foglie e di ramificazione che si ergono in aria e non permettono alla vista di oltrepassare il primo strato di alberi. Questo è l’habitat del copywriter.

C’è chi vi dirà invece di preferire il mare o le montagne o le colline. Ma questo è il mio post, sul mio blog, sulle mie seghe mentali e sul mio habitat, quindi mettetevela via: siete su Seconda Colazione ed è tutto verde.

Non dico che non sia vero che esistono i vari habitat, ma io mi immagino un immenso mondo verde, provate a seguire il ragionamento.

Dunque, siamo in una foresta, voi siete al bordo esterno, pronti ad addentrarvi.

Nella realtà, in un ufficio, non notate questa barriera, ma perché non guardate attentamente.

Il copywriter è lì, seduto, che fissa lo schermo del pc. Forse ha le cuffiette su, forse sta scrivendo, ma ha lo sguardo vitreo. Reagisce ai segnali e presta attenzione al mondo esterno, ma sa di dover correggere l’ennesima mail dall’italiano improbabile, dalle richieste incomprensibili, dall’umanità estinta. E voi siete lì, che cercate di farvi notare.

Il copywriter vi vede, ma siete al limite della sua foresta di parole.

In cosa consiste quindi questa barriera di foglie verdi e di termini grammaticalmente scorretti?

Immaginatevi di avere a che fare con una creatura: può essere un bradipo, un alpaca, un fenicottero, uno di quei adorabili animaletti che assomigliano a Bambi, ma non sono cerbiatti, o un quagga. Pensate a come reagiscono questi animali.

Quando entrate nel loro territorio, non vi fiondate su di loro per attrarre la loro attenzione, no? (Me lo auguro vivamente, altrimenti siete delle bestie di satana).

Vi avvicinate, lentamente, e con pazienza aspettate che si girino, perché sono intenti forse ad osservare un altro animaletto che si aggira più vicino a loro.

Così, anche il copywriter è reattivo e sente la vostra presenza, ma abbiate pazienza: starà quasi sicuramente affrontando un altro elemento disturbante.

Per sopravvivere alla quotidiniatà, il copywriter ha quindi ricreato la propria piccola foresta, con dei passaggi da seguire per potersi districare tra i rami.

Non sono regole fisse, ma probabilmente alcuni elementi accomunano tutti i writer.

In questa seconda parte SC suddividerà l’habitat del copywriter in:

1.l’habitat del cucciolo di copy

2.l’evoluzione della foresta

3.maestro e protettore della fauna

1. L’habitat del cucciolo di copy

Il giovane copywriter non sa bene come afforntare il nuovo ruolo. Non sto parlando della sua totale ignoranza in materia, ma della sua immersione nel mondo lavorativo, quando i suoi copy vengono effettivamente pubblicati su canali non suoi e non si limita più solamente a fotografare e riempire il proprio instagram (o twitter per i più abili con le parole).

Quindi inizia a raccogliere più libri possibili, quadernetti dove prendere appunti, penne, astucci per le matite, i pastelli e gli evidenziatori, i post-it di vari colori. A mano a mano aggiunge sempre più magazine sulla comunicazione e sul marketing, stampa fogli di eventi, incontri, workshop e interviste, compra cartelle dove tenere tutti i materiali. Si procura la mappa di tutte le cartolerie da visitare e segna quelle degne di nota.

In ufficio pratica un autocontrollo incredibile, riempiendo (possibilmente in modo ordinato) la propria scrivani, per poi sfogare la sua fretta di imparare a casa, ricoprendo pure il pavimento di camera sua.

Qualsiasi cosa valga la pena di conoscere, cerca di leggerla. Pinterest(1) è un social strano, dove sembra riuscire a trovare alcune cose interessanti mentre viene ricoperto da immagini a caso perché una volta ha sbagliato ricerca e adesso i consigli sono tutti incentrati sul calzino dell’anno. Chiede a Google quali eventi ci sono in programma e attende, come un discepolo, che il suo Oracolo gli dia una risposta. Rincorre i post dei suoi influencer preferiti e stalkera subito su Amazon i possibili acquisti da imitare. E’ una creature che respira l’aria di altri, pronta per imparare.

In questa fase il copywriter è davanti alla foresta.

2. L’evoluzione della foresta

Con il tempo, il copy impara a organizzare (per quanto possibile) tutto ciò che gli serve. Utilizza di più i tool online, ma non rinuncia al cartaceo. Solo che ora i fogli non sono più volanti.

Il pavimento di camera sua inizia a farsi rivedere. Lentamente tutto ciò che è stato accatastato incomincia a trovare una propria identità e categoria all’interno della libreria e degli scaffali.

E lentamente anche il writer apprende come gestire il suo territorio.

Con la sua crescita, anche il suo habitat si è evoluto.

Ora il writer sa quali agende fanno per lui (a righe, a quadretti, con fogli bianchi, colorati, segnalibri grandi, medi, piccoli, etichette di vario genere. ecc. La fissa sulla cartoleria la potete trovare qui).

Anche i suoi social sono cambiati.

Ha talmente tanti pin su pinterest che ormai neanche l’app sa più cosa consigliargli. Google l’ha targetizzato come un marketer e apre la schermata direttamente sull’eventbrite(2) degli eventi. Amazon lo stalkera su qualsiasi canale: newsletter, facebook, instagram, i consigli del giorno, gli ebook dal prezzo stracciato, tutto è coordinato secondo l’identikit del copywriter.

Il panorama virtuale è una seconda casa, come accende il pc, tutto gli ricorda qualcosa che gli piace, il che implica anche la preparazione di un budget per le spese necessarie (i.e tutto).

In questa fase il copywriter è entrato nella foresta e si è lasciato circondare dalle innumerevoli meraviglie che ha scoperto durante la sua crescita. Per questo per gli “esterni” è difficile raggiungerlo.

3. Maestro e protettore della fauna

Qui si tratta di un livello che io non ho ancora raggiunto, e non so se raggiungerò mai. Ma dicono che sia quando la gente inizia a cercarti. Il che personalmente mi causerebbe solo ansia, ma per ora sembra di vivere come un Ninja e non mi lamento.

In questa fase la foresta ha generato un habitat tutto suo, con una fauna e una flora incredibilmente vasta, inglobata nella sua struttura. Un esterno non può fare altro che ammirare la superficie dei tronchi diventati grandi quanto le gambe di Balbalbero(3) e aspettare che sia il writer a riemergere dalle foglie.

Qui il copywriter non ha più bisogno di mappe, conosce a menadito tutte le cartolerie e sa anche quali saranno le nuove aperture.

I locali dell’aperitivo più in voga sono quelli vicino a Tiger, dove ormai ha acquisito l’onorificenza. Chi ha imparato ad avere pazienza davanti alla foresta, ha capito che lo può attrarre fuori dall’abbraccio degli alberi con nuove piccole agendine, sempre utili per ogni evenienza.

Amazon invia direttamente i libri a casa sua. Google gli manda libri. Tiger gli invia la cartoleria con pacchetti tigerosi. La moleskine collabora per creare la sua agenda perfetta. Viene chiamato dagli organizzatori di eventi, non si sa bene come riescano a trovarlo, ma lo chiamano. I social ormai parlano per lui. Gli altri parlano di lui.

A questo punto il copywriter è diventato più grande della foresta e si è trasformato nel protettore della flora e della fauna.

Esce dal verde e si muove liberamente perché le informazioni le sa trovare senza fatica, la sua formazione ha raggiunto un livello tale che il suo nome viene accostato ad una delle migliori fonti da seguire. Lui è Google.

Vi vengono in mente alcuni nomi? Anche a me. Ma non ammetteranno mai di esserlo.

Perché un copy non capirà mai il suo vero livello. Si impara sempre.

Un piccolo recap dei termini che dovreste conoscere per comprendere SC:

(1) Pinterest: social. Simile ad Instagram, ma autogenera post sui tuoi interessi in modo più intelligente. Talmente bello e grazioso che qui l’importante non è il numero dei tuoi pin salvati dagli altri, ma la pura ricerca di qualcosa che catturi la tua attenzione.

(2) Evenbrite: tutti i project manager e organizzatori di eventi lo conoscono. Permette di creare un evento, inserire la descrizione, i dati necessari e soprattutto di iscrivere la gente interessata all’incontro.

(3) Balbalbero: Albero antichissimo e immenso, dalla storia tanto antica quanto misteriosa, presentato per la prima volta durante le avventure de “Lo Hobbit”.