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Naming per una travel photographer

È qualche settimana che ho avviato una nuova attività. Ho ripreso la comunicazione, che mi sta molto a cuore, e l’ho strutturata a seconda delle esperienze di questi ultimi anni. È molto emozionante poterlo scrivere: sono ufficialmente unafreelance copywriter e social media manager.

Ma questo è solo l’introduzione ad un argomento ancora più bello. Voglio raccontarvi di uno dei primi progetti a cui ho potuto dare il mio contributo: il naming di un blog di una travel photographer, che uscirà a breve.

Per fare questo devo prima presentarvi una persona speciale: Lucrezia.

Una giovane donna che sta scoprendo se stessa attraverso i suoi viaggi, ha fatto della curiosità la sua vocazione.

Non è da molto che gira il mondo, sono appena pochi anni, infatti, che si sta guardando attorno con più consapevolezza. Ma, da quella volta che ha fatto il suo primo viaggio da sola, non è più tornata sui suoi passi.

Il suo modo di osservare è cambiato, la sua mente è in balia delle possibili mete papabili, il suo linguaggio si è plasmato ad ogni viaggio, ricco di nuovi racconti e di idee nate dai luoghi che ha visitato.

Se poteste sentirla parlare quando pensa a quale sarà la sua prossima meta, vi verrebbe voglia di aprire skyscanner e cercare la prima tappa disponibile. L’energia, la curiosità e il desiderio di scoprire ciò che questo pianeta ci ha regalato, sono tutti sentimenti fortissimi, che emergono in ogni gesto che fa.

Questa è la sua visione da travel photographer.

Naming per una travel photographer

Dopo tutti i suoi viaggi, per lei è arrivato il momento di condividere la sua esperienza anche con chi non ha la fortuna di conoscerla di persona. Quando mi ha detto di questo suo desiderio, le idee che mi sono balenate in mente sono state molte. Ma bisognava partire nel modo giusto. Come si presenta una travel photographer?

Ho ascoltato le sue parole e mi sono fatta coinvolgere dal suo spirito d’avventura. Ho prestato attenzione soprattutto ad alcuni concetti chiave. Poi, le ho inviato il suo Stuzzico, un questionario molto semplice, che però fa riflettere e può far emergere alcuni dubbi su tematiche non ancora affrontate.

Lo Stuzzico di Lucrezia si è rivelato essere proprio il suo specchio: vivace, curioso, giovane e desideroso di superare qualsiasi confine. Un identikit che ha confermato la persona semplice, dolce e al tempo stesso forte che è Lucrezia.

Con queste nuove informazioni, mi sono messa all’opera. Stavo cercando un naming che rispecchiasse sia Lucrezia, che le parole che riempiranno le pagine virtuali del suo blog da travel photographer. Un nome comprensibile, elementare, che trasmettesse tutto ciò che si può notare di questa giovane ragazza e tutto quello che i viaggi significano per lei. Lei voleva un portale dove condividere la voglia di scoprire il mondo. Io volevo un naming, per lei, che mostrasse da subito l’identità del blog.

Ho riletto e memorizzato il suo Stuzzico e, da lì, ho visualizzato tre proposte.

Per ciascuna di queste, ho individuato una parola chiave, un valore e un significato da associare. In seguito, ho selezionato i termini che avessero un suono coerente con la sensazione che volevo comunicare (leggete mai a voce alta per sentire la musicalità del vostro testo?).

Di solito mi concedo almeno 1 o 2 revisioni dopo la consegna delle prime proposte, ma Lucrezia è riuscita a descriversi talmente bene, che è stato quasi immediato individuare la sua identità digitale. Tra i primi 3 naming consegnati, la parola chiave che ha prevalso sulle altre è stata “viaggiare”.

Il messaggio che ha voluto comunicare è quello di una persona che ama l’avventura, che vuole superare i propri confini e lo fa muovendosi nel mondo. Non ci sono limiti e la curiosità guida il viaggiatore. Vuole dare l’idea di poter superare qualsiasi cosa e situazione. Da qui nasce il naming, che vuole spingere le persone a superare anche le proprie paure.

Qual è il naming vincitore di questa travel photographer? Non ve lo posso ancora dire. Assieme a voi, aspetto che il blog sia ufficialmente online!

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Parte 5: stories vs youtube

Le stories di instagram hanno sostituito i video di YouTube? Come immortalate i vostri momenti? 

Le stories sono arrivate ormai da un po’ e l’attenzione di molti si è rivolta ad instagram con i suoi contenuti prettamente visivi e le storie di 24 ore. Racconti veloci, dinamici, che hanno abbreviato ancora di più la nostra pazienza per i contenuti online. Il livello di attenzione è precipitato e sono aumentate le interazioni per un content immediato, spontaneo (per quanto possibile, c’è chi si prepara comunque la scaletta degli argomenti) e in real time (a meno che non registriate prima e postiate dopo ovviamente). 

instagram stories vs youtube

Con l’avvento delle stories sembrerebbe dunque che anche gli utenti si siano spostati da youtube al social multicolore. Però qualcosa non quadra: cosa vi ricordate delle stories che avete visto? 

Guardiamo le stories per sapere cosa fanno le persone, per togliere semplicemente il bollino o perché vogliamo sapere cosa fanno i nostri influencer preferiti, ma spesso il volume è messo al minimo o su silenzioso, a volte le storie proseguono ma la nostra attenzione è rivolta da un’altra parte o le osserviamo velocemente solo per mostrare ai nostri amici che “ci siamo”. 

A differenza di YouTube, quindi, le stories rischiano di essere osservate senza particolare attenzione mentre su YouTube il contenuto lo cerchi e (logicamente) sei più interessato a vederlo. 

(Video) Content is king ma solo se lo cerchi tu. È veramente così?

daily post Diario Progettare un libro

PREMIUM COOKIE, Tieni un Biscotto

PREMIUM COOKIE è qui!

Ed è arrivato giusto in tempo per il mio compleanno!

 

  • Tempo speso desiderando di realizzarlo: 365 giorni
  • Tempo speso per realizzarlo: non ve lo dico. 
  • A che pro: è il livello 0. Sfoglia l’editoriale, dacci un occhio. Ti piace? Più avanti usciranno numeri più “avanzati”. Intanto vedi se ti piace il tov (cos’è? Scoprilo su PREMIUM COOKIE).

 

“Tieni un biscotto” è virtualmente sfogliabile, cuoroni a te che lo guarderai.

Clicca qui: Seconda Colazione – PREMIUM COOKIE 

Scarica qui:  SC – PREMIUM COOKIE pdf 

Content daily post Diario

Parte 3. Eleva il tuo copy

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Nei due episodi precedenti vi ho raccontato dei primi passi di un copy e del suo habitat. Ora pensiamo ai tool che gli servono per sopravvivere.

Ci sono tool più o meno seri. Se state cercando le informazioni sugli strumenti più utili nel mondo digital (ma non dimentichiamoci della cancelleria), potrete trovarli semplicemente googlando (diffidate da chi non vi parla di Drive). Ciò che non troverete, forse, sono tutti gli altri utensili utili per un buon flusso lavorativo.

Il mondo di un copy non si differenzia tantissimo da quello degli altri. Certo, anche lui ha le sue deformazioni professionali, anche lui vede cose che altri, fuori dal suo settore, non vedono. Ma gli strumenti che si porta dietro sono fondamentali per un buon ragionamento, razionale ed efficace, nella sua area di lavoro.

Personalmente sono strumenti che da anni mi accompagnano e che reputo fondamentali, ma qui siamo su SC. Per me sono altrettanto fondamentali le immagini degli alpaca e dei procioni la mattina mentre faccio partire la playlist del giorno proposta da Spotify. Quindi tenete in mente che Seconda Colazione parla in generale, ma di fondo si tratta di una personalità tutta sua che può più o meno essere condivisa.

Quali tool scaricarvi subito?

1. L’elastico. “Non so come facciate voi, persone dai capelli più i meno lunghi a lavorare con i capelli sciolti”. Questo non vale per me. Da copy, durante gli anni in cui ho avuto la fortuna di iniziare questo percorso, ho semplicemente sempre portato un grande elastico (marrone, solo marrone, sempre e solo quello) al polso destro. Serve principalmente per legarsi i capelli sì, ma io mi limito al massimo di fare una treccia. Ora invece serve soprattutto per un bilanciamento personale. Avete mai visto Lemony Snicket? Violet Baudelaire si legava sempre i capelli quando le veniva in mente un’idea. La mia natura da copy non arriva nemmeno a quella. Io prendo l’elastico e ci gioco, arrotolandolo tra le dita. Sentire la sua superficie mi ricorda il fiume di cavalli ne “Il Signore degli Anelli”. E se riesco a fare un’associazione di idee con un misero elastico, capite che mi sento meglio ad averlo quando propongo cose di varia natura.

2. Una penna. Che a sua volta ha sostituito una matita ormai diventata solo sdruccioli in qualche cestino. Quella penna è sempre con il proprio copy. Leggera ma non tanto da non sentirla in mano, pesante quanto basta per aiutare a proseguire nel flusso di appunti. In realtà un copy ha un’intera selezione di penne e pennarelli, ma la penna, quella principale è stata testata e utilizzata abbastanza volte da superare la fase di fiducia. Se parlate con un copy avrà sempre una penna. Dovesse anche scrivere sul palmo della mano, magari per annotarsi gli orari di un evento e/o le attività da svolgere (può succedere. È successo), lo farà per il quieto vivere nella sua mente. Annotandum sempiter ovunque.

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3. Acqua. Il copy, ma presumo anche il resto del genere umano, deve rimanere idratato. Non concepisco la gente che beve poco. Piuttosto si pianifica anche il tempo che perderà al bagno e si assicurerà di avere campo pure lì, in modo da non perdere troppo tempo tra una bevuta e una necessità di svuotamento. Il copy lavora, lavora ovunque e le mail arrivano sempre, anche con poco campo quindi tanto vale assicurasi di poter rispondere e rimanere operativi.

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4. Powerbank. Possibilmente 2-3 o almeno 1 che funzioni veramente, veramente bene. E il cavo. Non c’è bisogno di scrivere altro: se si spengono gli strumenti di lavoro, si spegne il copy. Semplice.

5. L’elemento X. Chiamatelo “X-Factor” del copy, chiamatelo “generatore di gioie”, chiamatelo “cose fuffose”, quello che vi pare. Il 5°elemento fondamentale per il copy è trovare e ritrovare quotidianamente quella cosa che gli piace, che lo rende felice e che gli permette di carburare. Può essere l’immagine di un lama (vedi sopra) o di un procione mentre mangia la frutta (vedi sopra), oppure un nuovo libro, un nuovo lavoro della propria illustratrice preferita, la scoperta che il cantante dell’infanzia tornerà a cantare e ritrovare valore e sentimenti nelle canzoni ormai consumate su Spotify. Qualsiasi cosa. Ma il 5° elemento è l’anello che non deve mai mancare per iniziare la giornata, proseguirla e terminarla soddisfatti.

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Come avete notato, un copy sopravvive anche e soprattutto grazie a tool poco consoni, ma utili e necessari per la sua sopravvivenza. L’elastico marrone magari sarà solamente una mia fissa, ma fateci caso: c’è qualcosa che portate con voi o che fate che gli altri non riescono a comprendere?

L’elastico rappresenta il ramo su cui si appoggia il bradipo per dormire. Ce ne sono altri centinaia, ma quel bradipo rimarrà su quel ramo e solo su quello.