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La psicosi dell’introversione: avviare un nuovo progetto

Non è passata neanche una settimana dalla pubblicazione del nuovo progetto, ma ci sono stati sviluppi emotivi quasi ogni singolo giorno e addirittura cambiamenti di routine, che vorrei condividere con te per avere anche una tua opinione.

Le fasi emotive di un nuovo progetto.

Partiamo per punti.

– Una decida di giorni prima dell’uscita del progetto sono andata in confusione su qualsiasi minuscolo aspetto, anche di elementi che avevo deciso e confermato settimane prima. Mission, vision, tono di voce, palette di colori, piano editoriale, scelta dei canali (da utilizzare subito e altri da realizzare nei prossimi mesi) ecc ecc. Niente era più definitivo e utilizzare il budget (che non avevo preventivato) per comprare qualcosa che mi aiutasse a gestire tutto (cosa? Ancora non lo so), sembrava una buona idea. Per fortuna non ho acquistato nulla.

– 22 luglio (tre giorni prima del compleanno di SC): programmato quasi tutto il programmabile. Ho iniziato a pubblicare in sordina sull’account instagram del progetto (#awkmargella) per popolare la bacheca prima dell’annuncio ufficiale.

Il desiderio di anticipare l’annuncio è stato forte tanto quanto il voler cancellare tutto e partire direttamente dalla prima foto il 25 luglio.

– 25 luglio (Buon compleanno SC): è arrivato il momento. Ho postato l’annuncio sul mio canale principale (@margian_ghadimi) e ho atteso. Stranamente pubblicando prima su instagram ho raggiunto quasi gli stessi risultati che sul blog (programmati i contenuti in due momenti diversi), quando di solito instagram lo utilizzo come canale secondario.

[Il blog, di solito, va molto meglio che sui social.]

– Il giorno dopo: mi sveglio e penso di aver sbagliato tutto. Avrei potuto scegliere altri colori, programmare contenuti diversi, riflettere su una mission diversa (ti spiegherò più avanti). Non mi piaceva niente.

Contemporaneamente, però, quelle pochissime persone a cui ho raccontato l’obiettivo di questo canale, mi hanno risposto con entusiasmo, hanno voluto saperne di più e alcuni addirittura hanno subito voluto farne parte condividendo idee e suggestioni, che mi hanno riempita di gioia.

_ Oggi: Guardo i miei canali e sono felice. Qualche scelta magari l’ho sbagliata, ma ho già conosciuto diverse persone nuove che mi hanno contattata per chiacchierare un po’(oltre a quelle che già erano mie amiche e hanno voluto saperne di più) e soprattuto condiviso con me consigli, tecniche e la loro esperienza personale. Sembra quasi una community, prima ancora di averne creato le basi.

Ma forse me lo dovevo aspettare.

Alla fine #awkardmargella è uno spin-off di #AskMargella e, da quando è stato realizzato l’hashtag, non è passato un giorno senza che i suoi creatori non si siano fatti sentire per urlarlo ai quattro venti.

Sono un biscotto fortunato.

*L’idea del progetto:

Tutto è partito perché avevo bisogno di fare qualcosa di nuovo. Seconda Colazione stava per compiere due anni e sentivo la necessità di cambiare la routine. SC è nata proprio perché stavo scivolando in una noia quotidiana e costante e scrivere mi ha aiutata a tirarmene un po’ fuori, quindi per il suo compleanno volevo festeggiare seguendo la motivazione che ha fatto partire questo piccolo minuscolo biscotto virtuale.

Quindi vai su instagram e cerca #awkardmargella e dimmi che ne pensi. Di cosa si tratta? Fotografia (per ora), ovvero tentativi di editing partendo da un livello di totale ignoranza (qualsiasi consiglio è benvenuto).

Canzone del giorno: Hercules – “Questa è la realtà”

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Parte 4. Piccoli alberelli social

albero social

C’è un piccolissimo tool di una meraviglia sconvolgente, che mi ha colto di sorpresa, risollevata da terra e trasportata in un magico mondo che non pensavo potesse esistere.

La scorsa settimana, mentre vagavo sul web, ho trovato una cosa spettacolare, che si collega meravigliosamente alla vita da copy.

E’ stato un regalo di Natale in anticipo, capace di raccogliere tutto ciò che amo e di unirlo per presentarlo sui social.

Un magico alberello natalizio mi ha salutata e si è presentato come la nuova frontiera delle condivisioni sui network.

Un modo tutto nuovo, almeno per me, di indicare alla gente cosa fai, chi sei, con chi lavori, cosa sogni, quante volte ti perdi nella vita e con chi parli. Ci puoi inserire tutto.

Puoi creare una tua presentazione personale o aziendale e ti serve solo recuperare i vari link. A tutto il resto ci pensa la tua logica, la tua memoria su cosa non puoi assolutamente dimenticare e poi è fatta.

Al pari di altri tool, questo magico elemento è nato per rendere il vostro profilo ancora più bello, più funzionale e semplicemente più d’impatto.

Non lo si nota subito, ma una volta aperto è difficile dimenticarsene.

Immaginatevi l’ultima presentazione che avete dovuto preparare. Che sia stata di voi stessi per indicare la vostra presenza sui social o per l’azienda o agenzia per cui lavorate. Quasi ogni giorno vi capiterà di venire scoperti da qualcuno e di dovergli inviare (o lasciare) qualcosa.

Attenzione che io sto esclusivamente parlando di una presentazione online. Suppongo che siate abbastanza bravi nel descrivervi quando vi trovate vis-a-vis con qualcuno (se sì, bravi voi). Ma per tutti i più timidi o socialcosi che sperate di non dover parlare e di poter lasciar fare tutto ai vostri profili (tipo moi), c’è qualcosa che vi renderà la vita ancora più facile.

Insomma una meraviglia è giunta a noi, anticipando anche Babbo Natale stesso.

Magari la conoscete già, la utilizzate da tempo (bravi voi) oppure, come me, vi prenderete cinque minuti per contemplare le infinite possibilità.

Siamo arrivati in un’epoca dove vi troverete a voler e dover fare di più nella vita solo per dare un senso a questi magnifici tool, che sembrano venire gettati su di noi.

Vi siete accorti che non vi ho detto praticamente nulla (nemmeno il nome del tool) per tutta la durata dell’articolo?

Abbiate pazienza, giovani amanti della colazione e dei social, prendetelo come un teaser: il vero post uscirà il 20 Dicembre sulla rubrica Seconda Colazione di Just Baked!

A presto e buon ritrovamento dell’alberello canterino, che da sempre terrorizza tutti i nostri natali!

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Il terrore.
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Parte 2: l’habitat del copywriter

Nella prima parte ho introdotto la figura del copywriter in quanto individuo, in grado di immergersi a tal punto nel proprio lavoro da riemergere con delle fisse che lo accompagnano anche durante i momenti quotidiani al di fuori delle responsabilità d’ufficio.

Nella seconda parte vediamo l’ambiente in cui questa creature vive, si manifesta, perlustra e devasta. Chi più, chi meno ordinato, l’habitat del copywriter è un luogo che può risultare ostile all’occhio di una persona poco esperta.

Perché un luogo ostile?

Non è una regola fissa, ma tenendo conto delle fisse del copywriter, della quantità di libri, magazine e vari oggetti di cartoleria che vuole sempre a portata di mano, non è difficile pensare a quanto sia gremita la sua zona di lavoro, sia in ufficio che a casa.

La sua area, ovunque essa si trovi, rappresenta materialmente la mente del copy.

Immaginatevi una foresta, splendida, dagli alberi e dalle palme altissime, verdissima, piena di foglie e di ramificazione che si ergono in aria e non permettono alla vista di oltrepassare il primo strato di alberi. Questo è l’habitat del copywriter.

C’è chi vi dirà invece di preferire il mare o le montagne o le colline. Ma questo è il mio post, sul mio blog, sulle mie seghe mentali e sul mio habitat, quindi mettetevela via: siete su Seconda Colazione ed è tutto verde.

Non dico che non sia vero che esistono i vari habitat, ma io mi immagino un immenso mondo verde, provate a seguire il ragionamento.

Dunque, siamo in una foresta, voi siete al bordo esterno, pronti ad addentrarvi.

Nella realtà, in un ufficio, non notate questa barriera, ma perché non guardate attentamente.

Il copywriter è lì, seduto, che fissa lo schermo del pc. Forse ha le cuffiette su, forse sta scrivendo, ma ha lo sguardo vitreo. Reagisce ai segnali e presta attenzione al mondo esterno, ma sa di dover correggere l’ennesima mail dall’italiano improbabile, dalle richieste incomprensibili, dall’umanità estinta. E voi siete lì, che cercate di farvi notare.

Il copywriter vi vede, ma siete al limite della sua foresta di parole.

In cosa consiste quindi questa barriera di foglie verdi e di termini grammaticalmente scorretti?

Immaginatevi di avere a che fare con una creatura: può essere un bradipo, un alpaca, un fenicottero, uno di quei adorabili animaletti che assomigliano a Bambi, ma non sono cerbiatti, o un quagga. Pensate a come reagiscono questi animali.

Quando entrate nel loro territorio, non vi fiondate su di loro per attrarre la loro attenzione, no? (Me lo auguro vivamente, altrimenti siete delle bestie di satana).

Vi avvicinate, lentamente, e con pazienza aspettate che si girino, perché sono intenti forse ad osservare un altro animaletto che si aggira più vicino a loro.

Così, anche il copywriter è reattivo e sente la vostra presenza, ma abbiate pazienza: starà quasi sicuramente affrontando un altro elemento disturbante.

Per sopravvivere alla quotidiniatà, il copywriter ha quindi ricreato la propria piccola foresta, con dei passaggi da seguire per potersi districare tra i rami.

Non sono regole fisse, ma probabilmente alcuni elementi accomunano tutti i writer.

In questa seconda parte SC suddividerà l’habitat del copywriter in:

1.l’habitat del cucciolo di copy

2.l’evoluzione della foresta

3.maestro e protettore della fauna

1. L’habitat del cucciolo di copy

Il giovane copywriter non sa bene come afforntare il nuovo ruolo. Non sto parlando della sua totale ignoranza in materia, ma della sua immersione nel mondo lavorativo, quando i suoi copy vengono effettivamente pubblicati su canali non suoi e non si limita più solamente a fotografare e riempire il proprio instagram (o twitter per i più abili con le parole).

Quindi inizia a raccogliere più libri possibili, quadernetti dove prendere appunti, penne, astucci per le matite, i pastelli e gli evidenziatori, i post-it di vari colori. A mano a mano aggiunge sempre più magazine sulla comunicazione e sul marketing, stampa fogli di eventi, incontri, workshop e interviste, compra cartelle dove tenere tutti i materiali. Si procura la mappa di tutte le cartolerie da visitare e segna quelle degne di nota.

In ufficio pratica un autocontrollo incredibile, riempiendo (possibilmente in modo ordinato) la propria scrivani, per poi sfogare la sua fretta di imparare a casa, ricoprendo pure il pavimento di camera sua.

Qualsiasi cosa valga la pena di conoscere, cerca di leggerla. Pinterest(1) è un social strano, dove sembra riuscire a trovare alcune cose interessanti mentre viene ricoperto da immagini a caso perché una volta ha sbagliato ricerca e adesso i consigli sono tutti incentrati sul calzino dell’anno. Chiede a Google quali eventi ci sono in programma e attende, come un discepolo, che il suo Oracolo gli dia una risposta. Rincorre i post dei suoi influencer preferiti e stalkera subito su Amazon i possibili acquisti da imitare. E’ una creature che respira l’aria di altri, pronta per imparare.

In questa fase il copywriter è davanti alla foresta.

2. L’evoluzione della foresta

Con il tempo, il copy impara a organizzare (per quanto possibile) tutto ciò che gli serve. Utilizza di più i tool online, ma non rinuncia al cartaceo. Solo che ora i fogli non sono più volanti.

Il pavimento di camera sua inizia a farsi rivedere. Lentamente tutto ciò che è stato accatastato incomincia a trovare una propria identità e categoria all’interno della libreria e degli scaffali.

E lentamente anche il writer apprende come gestire il suo territorio.

Con la sua crescita, anche il suo habitat si è evoluto.

Ora il writer sa quali agende fanno per lui (a righe, a quadretti, con fogli bianchi, colorati, segnalibri grandi, medi, piccoli, etichette di vario genere. ecc. La fissa sulla cartoleria la potete trovare qui).

Anche i suoi social sono cambiati.

Ha talmente tanti pin su pinterest che ormai neanche l’app sa più cosa consigliargli. Google l’ha targetizzato come un marketer e apre la schermata direttamente sull’eventbrite(2) degli eventi. Amazon lo stalkera su qualsiasi canale: newsletter, facebook, instagram, i consigli del giorno, gli ebook dal prezzo stracciato, tutto è coordinato secondo l’identikit del copywriter.

Il panorama virtuale è una seconda casa, come accende il pc, tutto gli ricorda qualcosa che gli piace, il che implica anche la preparazione di un budget per le spese necessarie (i.e tutto).

In questa fase il copywriter è entrato nella foresta e si è lasciato circondare dalle innumerevoli meraviglie che ha scoperto durante la sua crescita. Per questo per gli “esterni” è difficile raggiungerlo.

3. Maestro e protettore della fauna

Qui si tratta di un livello che io non ho ancora raggiunto, e non so se raggiungerò mai. Ma dicono che sia quando la gente inizia a cercarti. Il che personalmente mi causerebbe solo ansia, ma per ora sembra di vivere come un Ninja e non mi lamento.

In questa fase la foresta ha generato un habitat tutto suo, con una fauna e una flora incredibilmente vasta, inglobata nella sua struttura. Un esterno non può fare altro che ammirare la superficie dei tronchi diventati grandi quanto le gambe di Balbalbero(3) e aspettare che sia il writer a riemergere dalle foglie.

Qui il copywriter non ha più bisogno di mappe, conosce a menadito tutte le cartolerie e sa anche quali saranno le nuove aperture.

I locali dell’aperitivo più in voga sono quelli vicino a Tiger, dove ormai ha acquisito l’onorificenza. Chi ha imparato ad avere pazienza davanti alla foresta, ha capito che lo può attrarre fuori dall’abbraccio degli alberi con nuove piccole agendine, sempre utili per ogni evenienza.

Amazon invia direttamente i libri a casa sua. Google gli manda libri. Tiger gli invia la cartoleria con pacchetti tigerosi. La moleskine collabora per creare la sua agenda perfetta. Viene chiamato dagli organizzatori di eventi, non si sa bene come riescano a trovarlo, ma lo chiamano. I social ormai parlano per lui. Gli altri parlano di lui.

A questo punto il copywriter è diventato più grande della foresta e si è trasformato nel protettore della flora e della fauna.

Esce dal verde e si muove liberamente perché le informazioni le sa trovare senza fatica, la sua formazione ha raggiunto un livello tale che il suo nome viene accostato ad una delle migliori fonti da seguire. Lui è Google.

Vi vengono in mente alcuni nomi? Anche a me. Ma non ammetteranno mai di esserlo.

Perché un copy non capirà mai il suo vero livello. Si impara sempre.

Un piccolo recap dei termini che dovreste conoscere per comprendere SC:

(1) Pinterest: social. Simile ad Instagram, ma autogenera post sui tuoi interessi in modo più intelligente. Talmente bello e grazioso che qui l’importante non è il numero dei tuoi pin salvati dagli altri, ma la pura ricerca di qualcosa che catturi la tua attenzione.

(2) Evenbrite: tutti i project manager e organizzatori di eventi lo conoscono. Permette di creare un evento, inserire la descrizione, i dati necessari e soprattutto di iscrivere la gente interessata all’incontro.

(3) Balbalbero: Albero antichissimo e immenso, dalla storia tanto antica quanto misteriosa, presentato per la prima volta durante le avventure de “Lo Hobbit”.

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Parte 1: le fisse di un copywriter principiante

COPYWRITING

Sembra strano parlare di copywriting, quando sono appena tre anni che lo conosco.

Leggo innumerevoli articoli sulle “regole del copywriting”, “cosa non dovrebbe mai mancare in un bel copy”, i “do’s and don’ts del copywriter”, “l’emozione del buon copy”, “l’abc per un copywriter” e fidatevi che potrei continuare ancora per molto.

Eppure quello che noto, vagando tra queste informazioni sul web, è che di rado mi trovo a capire effettivamente cosa faccia un copy. Sì, scrive. Sì, deve emozionare ed essere memorabile. Sì, deve conoscere bene la lingua in cui scrive.

Ma noto una lacuna sulla sua vita. E non parlo di cosa faccia un copywriter, se provaste a googlarlo troverete molti articoli intitolati “I blog più seguiti”, “Come diventare un copy”, “Cosa fa un copywriter per poter scrivere bene” ecc ecc (nuovamente, le sfumature sono sviariate).

Ma cosa fa un copy in quanto persona?

Cos’è questa relativamente recente figura, che sembra apparsa in modo naturale, ma che di naturale ha forse ben poco?

Un copy è sempre una persona alla fine, che svolge un lavoro.

Ma che persona è nella vita di tutti i giorni?

Tra molti refusi (che mi perseguitano anche oggi) e tre anni di copy, provo a condividere non solo le mie fisse da copy, ma soprattutto quelle di molte altre fantastiche persone ossessivo-compulsive che sono passate dal semplici copy a sterminatori di congiuntivi sbagliati.

Come è composta l’infarinatura di un writer? Lo suddividiamo in tre fasi:

1. La prima esperienza

2. Lessico e Tool: la nuova Bibbia

3. Le fissa di un writer

Questa non è una guida seria e professionale, ma sono ricordi che ho messo assieme e che, ancora oggi, porto nel cuore e danno vita a tutti i lavori che svolgo.

La prima esperienza

Il copywriter inizia il suo percorso con mani tremanti.

Il copywriter accede ai social degli altri e, la prima volta, prende fiato ad ogni pubblicazione.

Il copywriter scrive prima sulle note, come bozza, almeno 2-3 possibili copy prima di decidere per la versione definitiva. E anche quella verrà cambiata poco prima della pubblicazione.

Il copywriter non è mai soddisfatto del proprio copy e, all’inizio, basa le proprie capacità su quanti like riceverà la pubblicazione.

Il copywriter si sente pervaso dall’ansia ogni volta che dovrà accedere sui social, assicurandosi di non essere sulla pagina sbagliata.

Il copywriter piange ad ogni auto-like

E questo all’inizio del proprio percorso.

Poi ti abitui lentamente alla costante pressione del “puoi fare di più” e passi dall’ansia del copy perfetto, al pregare di avere un cliente che voglia provare a sperimentare cose nuove e non annegare nella noia.

Ora, l’evoluzione di un copy non ha mai fine.

Lessico e Tool: la nuova Bibbia

– copy: testo scritto ad hoc per avvenimenti e pubblicazioni da postare sui social

– refusi: il peggior nemico, che può comprendere lessico, forma o contenuto sbagliato

– drive: è google drive. L’unico vero padrone di tutto ciò che vi serve. Potete utilizzare i server e altri tool, ma google drive resta google drive.

– bozze: salvano la vita.

– piano editoriale: ci sarà un post a parte per questo, ma basta sapere che la vita di un copy dipende da questo strumento.

– tov: tone of voice. Il linguaggio da utilizzare per ciascun social, cliente e target.

– hashtag: permettono di raggiungere più persone o di identificare un evento, devono essere sempre scritti e salvati, pronti per l’utilizzo.

– gestore delle pagine: app che permette di gestire e controllare più pagine da un’unica pagina.

– ansia: compagna di avventure, che tiene allerti, ma se si arriva a lanciare in aria il computer, fermatevi. Avete un problema.

– deadline: ricordate l’ansia letta poco fa? La deadline può metterla a dura prova. Occhio alla scadenza.

Una volta iniziato questo nuovo percorso, c’è però una naturale deformazione professionale che si impadronirà brutalmente anche della quotidianità del writer.

Le fissa di un writer

Gli piace un libro. Lo osserva. Lo ammira. Forse lo annusa e contempla la copertina. Ma tutto questo non ha nemmeno un inizio se prima il titolo non è così bello da annotarsi mentalmente di informarsi sul percorso formativo dell’autore (non dimentichiamo l’alternativa, più popolare oggigiorno, di vagare su Amazon).

Probabilmente ha una serie di agende, quaderni, planner virtuali (si ringrazia Amazon) e non attorniati da vari elementi di cartoleria, che tiene con estrema dedizione.

Ha una collezione di pennarelli, penne, matite, ma soprattutto colori. Perché il mondo lessicalmente corretto non può essere mai abbastanza colorato.

Corregge i messaggi di tutti, non su richiesta.

Quando scrive e invia messaggi importanti e lunghi, pretende una risposta che segua i punti segnati. Saltarne uno significa destabilizzarne la sua natura. Siate civili.

Non esce di casa senza un libro, un’agenda e una penna.

Le sue annotazioni mentali sono numericamente elencate anche su Wunderlist, Eventbrite e le note del telefono in ordine di importanza, tempo o possibilità di approfondimento immediate.

Le cuffie sono parte delle sue tasche.

Probabilmente ascolta più i podcast che le persone.

In generale, un copywriter, come molti altri professionisti, traslano la propria vita professionale e ne spingono i valori anche sulla quotidianità del loro tempo libero. Tutto ciò che vedono può essere d’ispirazione e tutto ciò che sentono può dare vita ad un post, una nota, un audiolibro o un copy.

Nei prossimi articoli ci saranno altri riferimenti a questo personaggio così simile ai cantastorie, ma dotato di fisse immense.

Quali social utilizza di più, come si esprime, come interagisce con le persone, cos’è una scrivania per un writer e molto altro.

Trovato dei refusi?

Ringraziate di non essere dei copywriter. Se lo siete, eh.