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stream of consciousness

L’ansia che unisce i popoli (4/4)

Seconda Colazione community

03.02.2019
Sono passati alcuni giorni da quando vi ho parlato di attacchi d’ansia e di altre paranoie che stavo vivendo.
Devo dire che sono state settimane molto particolari, ricche di adrenalina e di ripensamenti.

Ho rivissuto nella mia mente ogni singolo momento che mi stava preoccupando e l’ho analizzato sotto ogni aspetto variando, di volta in volta, qualcosa per determinare nuove conclusioni.
Per un esterno, leggere quei due articoli, potrebbe aver suscitato diverse emozioni e sono felice che alcuni di voi mi abbiamo scritto anche in privato non per commentare sulla mia situazione, ma per condividere le vostre esperienze.

Seconda Colazione esiste proprio per questo. Non è uno spazio solo mio, ma di condivisione ed è fantastico che alcuni di voi l’abbiano compreso senza dover ricevere un invito esplicito.
Vi ringrazio tutti per avermi raccontato di voi, delle vostre esperienze quotidiane e di come prendiate determinate decisioni ogni giorno.
Ho apprezzato molto anche la vostra ironia nel parlarmi di alcuni momenti spiacevoli e l’aver saputo che Seconda Colazione sia stato, in parte, un canale dove trovare l’ispirazione per agire in qualche modo.

Questo è uno spazio dedicato alla quotidianità con tutti i suoi errori.
Dagli attacchi di panico, all’ansia che emerge per qualsiasi motivo immaginabile, al mangiare troppo a colazione quando il pranzo è praticamente già pronto, alle sbronze troppo pesanti quando ormai il corpo non regge, ai libri regalati a persone non in grado di apprezzare qualsivoglia forma di testo.
Seconda Colazione è tutto ciò che succede nella mia vita e racconta, in parte, anche la vostra.

Grazie a tutti,
Alla prossima colazione.

MASTER TDSI

MASTER TDSI #10

Sono passati mesi da quando ho scritto l’ultimo post sul master.

Oggi ritorno per riprendere ciò che ho iniziato. Non tanto perché devo postarlo, ma perché è anche un ricordo che voglio poter rileggere quando ripenseró a questi giorni.

Com’è iniziato questo nuovo e terzo periodo del master? Con un test.

Il resto è stato superfluo.

Ho brasato la mia mente da tutto ciò che è successo durante la mattina, per ripassare mentalmente i concetti. Purtroppo non ho compreso molto di quell’insegnamento, ma era per una giusta causa.

La vita però mi ha voluto premiare dopo l’esame. Una volta liberata dalla tensione del test, infatti, non solo ho avuto la lucidità di prestare attenzione alla seconda parte del corso, ma ho anche avuto la fortuna di poter ascoltare un professore veramente in gamba.

È una cosa che succede ormai da un anno: c’è sempre qualcuno che riesce ad ispirarmi in qualche modo, e il professore è tra queste persone.

Egocentrismo, empatia, umiltà, come osservare gli altri e soprattutto come agire senza pregiudizi.

Sembrano tematiche comuni, che tutti dovrebbero tenere a mente quando fanno qualcosa, ma in realtà (e ce lo ha dimostrato) molti di noi lo danno per scontato, soprattutto quando si tratta di interfacciarsi con persone di culture diverse.

È stato affascinante. Mi sono sentita più coinvolta e più compresa. Io sono italiana, nata, cresciuta e completamente immersa in questa bella vita, ma ho origini lontane e nella mia mente vivono due tipologie di culture, che col tempo si sono fuse.

Almeno era questo quello che credevo. In realtà l’una sì è adattata all’altra e viceversa. Ci sono alcuni aspetti del mio carattere che sono tipicamente italiani, altri che invece sono persiani nonostante i miei genitori non abbiamo mai fatto nulla per fare dominare la loro cultura. Loro mi hanno trasmesso un’educazione che, assieme a quella italiana, sì è instaurata in un certo modo e che mi permette di giostrarmi tra le due realtà.

Non sono poi così diverse su molti aspetti (la famiglia e il cibo sono sacri per entrambe), ma per altre cose sono lontane anni luce.

Il professore mi ha aiutata a comprendere quelle che io reputavo delle difficoltà e in realtà sono solo altre sfaccettature del mix che è la mia vita.

Ha continuato, poi, facendo molto altri esempi di culture che non conosciamo così bene come crediamo e la classe è rimasta ammaliata dalla sua persona. Nessuno se n’è andato via prima della fine del suo discorso, c’è chi ha perso anche qualche treno pur di ascoltarlo. È stato entusiasmante.

Come bisogna osservare le persone?

“Guardando i loro momenti più personali, ma in pubblico”. Cosa significa?

Che la chiave di tutto è l’appetito, e bisogna andare (anche) nei supermercati di altri paesi per comprendere le culture degli altri.

È difficile da comprendere, ma se si è disposti a generalizzare e a domandarsi di più sugli altri, troverete molte occasioni per stupirvi.

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Come tenere a bada l’ansia: la motivazione (3/4)

strategia social, piano editoriale, report).

20.01.2019

Un altro giorno con questa pressione dovuta all’ansia.
So che c’è perché si avvicina la data di un evento importante, ma soprattutto perché sono arrivata al limite nella situazione attuale.
Ogni volta, così. Succede qualcosa di importante, un nuovo inizio, che magari nasce da un’esigenza di qualche genere e improvvisamente TUTTO, tutto quanto diventa più vivido.
I colori, le percezioni, i ricordi, le frasi; tutto sembra più duro, più pesante, più tagliente.

Sembra che debba andare male, che debba succedere qualcosa di brutto e che l’ansia non mi mollerà mai, ma non è così.
Anche i momenti belli sono più accesi e più forti. Hanno un valore, un significato e un’importanza maggiore.
In questi momenti (quelli felici), l’ansia comunque non se ne va. Penso a come sarebbe se non mi rendessi conto della fortuna che ho. Mi domando se stia esagerando a sentirmi in ansia, se sia io a generarla abbandonandomi alle paranoie e alle supposizioni, se mi stia perdendo molti importanti avvenimenti perché troppo presa da sciocchezze minori che riempiono la mia mente.

Tieni in mente la tua motivazione fino alla fine del percorso

Mi domando come ognuno di noi, di voi, reagisca agli avvenimenti che ci accadono. Mi domando se ci sia qualcosa che permette ad alcuni di vivere più serenamente degli altri, se ci siano dei fattori da considerare, che ora mi sfuggono, o se io sia troppo sciocca nel volermi legare ai momenti belli senza pormi domande su come affrontare quelli brutti.
Ho impiegato circa due anni per capire di soffrire di un’ansia costante e ho impiegato metà di questo tempo a comprendere quando mi succedeva e perché. Erano tutti attacchi di ansia motivati, spinti da un problema, da un avvenimento o da un obiettivo da raggiungere, quindi mai irrazionali, ma l’insonnia, la mancanza o la tracotanza nell’appetito, l’impossibilità di smettere di far vorticare i pensieri nella testa; quelli erano tutti elementi molto fastidiosi.

Ho impiegato due anni a comprendermi e uno ad esaminarmi.
Poi ho capito. Quei momenti belli, non erano solo all’opposto di quelli dove la pressione sul petto si faceva sentire di più. Erano lo scopo per cui affrontavo i periodi più bui.
La famiglia, uno stile di vita normale e dinamico (ma non frenetico) per potermi godere anche altro invece della pantomima quotidiana; gli amici ed essere più consapevole di me stessa.
Una consapevolezza che, comunque, non vuole controllare il mio carattere, ma appunto comprendere le motivazioni di determinate azioni.

Nelle fiabe e nei film si dice sempre che bisogna trovare un motivo per andare avanti. Uno qualsiasi, che ti permetta di convivere con le tue paure, ma continuando comunque per la tua strada. Non è possibile non avere paura, o nel mio caso non provare ansia, ma il motivo che scegliamo dovrebbe aiutarci a proseguire, ritentare e affrontare le più diverse situazioni.
La mia motivazione è la mia famiglia. Ho scelto loro perché ogni singolo membro ha una storia straordinaria e ogni loro decisione ha scritto un paragrafo indelebile nella storia di tutti gli altri.
La mia motivazione è la famiglia, me lo ripeto anche ora che sento l’ansia nuovamente salire al pensiero di ciò che ci sarà domani.
Una lieve pressione che continua ad aumentare e che non posso scacciare nemmeno con esercizi di respirazione.
La mia motivazione è la mia famiglia, non perché sia la più forte che ci sia, la più bilanciata, la più perfetta. Siamo un gruppo di persone normali, che ci sosteniamo e ci diamo sui nervi a vicenda, come qualsiasi altro gruppo di individui che condividono una casa.
La mia motivazione è questa e non vedo l’ora di dirvi qual è il nuovo racconto che ricoprirà le prossime pagine della mia vita. Non vedo l’ora.

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Insonnia: pressione premonitrice (2/4)

18.01.2019

In questo preciso momento, mi sembra di essere sveglia da giorni.
Mi sono alzata alle 4 del mattino, come niente fosse, come se fossero le 8:00 e sono rimasta a fissare camera mia per un po’.
Tutto buio, a parte una leggera luce proveniente dal corridoio, mi girava la testa e non capivo la pressione che sentivo nel petto.

Continuavo a guardarmi attorno, ma non osservavo niente con attenzione. Mi rigiravo nel letto, nella speranza di potermi riaddormentare, ma non funzionava nemmeno quello. Osservavo il mio cane russare lievemente mentre si copriva il muso con la coperta e ogni tanto lo accarezzavo sentendo il suo morbido pelo scivolarmi tra le mani.
Una coccola morbida che mi faceva sentire leggermente meglio, ma la pressione non scompariva.
Stavo vivendo un lunghissimo momento di ansia e non sembrava volersi allontanare.
Sapevo di dover solo pazientare, accettare la situazione e aspettare, ma uno sguardo veloce all’orologio e ho scoperto che erano le 4, e tutto ciò non era ammissibile.
Quindi mi sono messa a leggere.

Sebbene avessi preferito prendere un libro e immergermi in qualche lettura che mi avrebbe spinta lontana, sapevo benissimo il motivo di quell’ansia e l’unica soluzione era di informarmi e cercare tutto ciò che mi serviva.
Due ore dopo ed ero ancora al cellulare. Un articolo dopo l’altro, un sito che seguiva l’altro, annotazioni sul cellulare e pagine salvate nelle ricerche. Continuavo a leggere e sentivo la pressione scendere.
Poi, piano piano, la casa ha iniziato a svegliarsi e i tipici rumori della quotidianità sono riaffiorati, coprendo il battito del mio cuore.

La pressione però non se n’è andata via.
Per tutta la notte mi sono ripetuta che avrei dovuto iniziare a scrivere o almeno buttare giù qualche pensiero, ma non ci riuscivo. Non sapevo cosa scrivere, non sapevo come esprimere quel momento, né se fosse qualcosa di cui parlare.
Eppure io stessa ero arrivata alla consapevolezza di avere un attacco di ansia grazie a numerose letture, quindi perché no?
Sia la lettura che la scrittura mi hanno sempre aiutata a comprendermi meglio senza dovermi nascondere per paura di qualcosa di sconosciuto.
La pressione che ho provato è tutt’ora presente. Non forte quanto quella che mi ha assalita in piena notte, ma un piccolo foro nel petto lo sento, che sembra premere, quasi fosse una lamentela per una mancanza subita.

Questo è quello che provo io ogni volta che sento l’ansia salire. Non so se sia un sentimento comune o condivisibile, non so se ci siano delle possibili soluzioni, né se sia giusto affrontarle in un certo modo piuttosto di un altro. Di sicuro, vivendo questa situazione, le incombenze della vita (che possono essere di qualsiasi tipologia) sono delle sciocchezze. Tutto risulta irrilevante. Non perché bisogna affrontare apaticamente la vita, ma perché – sinceramente – quando ci sono altri fattori a scatenare l’ansia, elementi che influiscono effettivamente nella propria vita e dei nostri cari, il resto non ha la stessa importanza.

Un vortice di pensieri, idee e richieste silenziose di aiuto. Stanotte non ho chiuso occhio, ma l’ansia, nella sua negatività, è riuscita a caricarmi di energie non del tutto nocive. Dopo una notte insonne e mille insicurezze, i tentennamenti si sono allontanati per dare spazio allo sfogo. La pressione se ne andrà fra qualche ora o domani, ma so perché la sento e non vedo l’ora di raccontarvi di più su questa fase vigile.