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Lettera ai freelance

Ti scrivo mentre sono nuovamente in viaggio.
Da quando ho dato le dimissioni e sono diventata freelance, le cose sono cambiate così velocemente che non ho avuto modo di spiegarti questa nuova vita.

Essere freelance è molto diverso da ciò che mi aspettavo. Non devo rincorrere, ma ascoltare. Non devo supplicare né giocare al prezzo del ribasso, ma aiutare.
Riconosco di essere fortunata. Non avrei saputo da dove iniziare, se non fosse stato per le incredibili persone conosciute in questo periodo.

C’è un intero mondo di straordinari talenti qui fuori. Individui stupefacenti che vogliono essere riconosciuti come liberi professionisti e che fanno del loro meglio per essere all’altezza del titolo. Quando parlano di sé, c’è comunque una netta distinzione tra la loro attività e le loro passioni. Non parlano solo di lavoro, ma di sogni, hanno la mente che è orientata al raggiungimento della felicità, non del fatturato.

Si lavora per vivere ovviamente, ma la libertà (intesa come tempo in più per aggiornarsi, per stare con i propri cari, per viaggiare o per un hobby) fa brillare gli occhi di un fuoco contagioso. Parlare con loro rinnova ogni giorno la mia felicità. Li vedo crescere e mi caricano di emozioni. È come l’aver trovato un libro da leggere, uno di quelli troppo belli per poter interrompere la lettura, e di vedere nuove pagine aggiungersi ogni giorno per continuare una storia che non voglio che finisca.

Anche i rapporti sono cambiati.
Gli amici si cercano, si parlano, si aiutano. Non che prima non lo facessero, ma diventare freelance ha fatto scattare un senso di solidarietà, cooperazione e condivisione che prima era celata ai miei occhi. Quelle stesse persone che conoscevo ora sono più presenti, più energiche, più desiderose di raccontare le loro idee. Ci contagiamo a vicenda, spiegando i progetti che abbiamo in mente. È estasiante.

Il passaparola gira anche tra gli amici e mi premia con somma gioia. I legami sono sinceri e le nuove conoscenze rinnovano l’aria che respiro. La competizione esiste ancora, non pensare che non lo sappia. Ogni freelance fa del suo meglio e, se vuole, cerca una collaborazione. Non ci calpestiamo o, almeno, non ne vedo il motivo.

Si vive di tribù e non di conflitti, di professionalità e di formazione, perché la concorrenza migliore che possiamo fare è quella contro noi stessi.
Dobbiamo aggiornarci, studiare, scoprire, esplorare, sperimentare.
Se un cliente ci sceglie, è perché siamo pronti a risolvere le sue richieste.
Se va via è perché c’è qualcuno che ha più competenze di noi. Quindi bisogna studiare ed è questo che mi fa svegliare ogni giorno con un sorriso.

Quella mia irrequietezza, che è spesso stata la miccia delle grandi decisioni, si rinnova ogni giorno e arde forte. Muta la sua forma, i suoi desideri, le sue intenzioni e con essa cresco anche io, assieme ad un bellissimo gruppo di talenti creativi.

Prima ero felice, ora sono anche consapevole.

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2 Comments

  • Reply
    Ruggero
    1 Dicembre 2019 at 11:34

    Grande Margian!
    Sono proprio contento delle soddisfazioni che questa nuova fase ti sta regalando.
    E ricorda che per me è sempre un onore darti qualche consiglio, quando tu ne avessi necessità! 🙂

    • Reply
      Seconda Colazione
      1 Dicembre 2019 at 12:08

      Ciao Ruggero! Grazie mille 🙂 Ogni consiglio è sempre ben accetto!

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