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Cosa si intende per “panico”? (pt2)

#streamofansia con il panico. Questo è il tema che avete scelto nei miei sondaggi su instagram.

Perché ne parlo? Perché c’è qualcosa che dovreste.

Non sono la persona più loquace o estroversa che possiate aver modo di conoscere. Tendo a stare sulle mie e, non avendo chissà quali doti di socializzazione, mi limito ad osservare ciò che mi circonda. Almeno, questa ero io fino a qualche tempo fa.

Adesso sono ancora quella persona timida e introversa che fa fatica a parlare. Ma ho imparato ad ascoltare in modo diverso, ad interagire e a soffermarmi su alcuni aspetti. Questo cambiamento mi ha messo nella condizione di voler conoscere molte più persone.

Le storie che ho avuto la fortuna di ascoltare sono state di aiuto.

Alcuni tendono a parlare solo dei loro momenti più belli, illuminati da un faro di speranza eterna, che sembra non abbandonarli mai. Altri hanno fatto della loro sfortuna una tragica ricorrenza sui proprio blog (in modo ironico o sconsolato, a seconda del tono di voce).

Io mi trovo da qualche parte in questo aere digitale.

Quindi perché adesso parlo di panico?

Perché, in qualche modo, quando vi ho raccontato degli attacchi di ansia, c’è stata una piccolissima, minuscola, a stento impercettibile reazione. Ma qualcosa c’è stato.

Cos’è questo panico che ha vinto il sondaggio sulle stories?

Una mia carissima amica, la stessa dell’ultimo post e la stessa che mi segue da molto vicino (da anni :*), mi ha fatto riflettere. Ho provato ad approfondire la scelta e ad indicare alcuni punti da sviluppare.

Cos’è il panico per me? La sensazione che provo quando sono di fronte ad avvenimenti che non posso cambiare, affrontare in alcun modo o districare dal groviglio di difficoltà. Essere una spettatrice di qualcosa di spiacevole e poter solo guardare, è terrificante per me.

Assistere a qualcosa che non può essere fermato, che si sta sgretolando e attendere che esploda in modo irreversibile, genera il panico.

La passività obbligata è la causa del panico.

Non voglio vedere, non voglio sapere, non voglio essere una spettatrice. Non voglio accontentarmi.

Ci sono altre sfumature di panico che possono attanagliarci. Ma come il panico mi impedisce di reagire in qualsivoglia modo, allo stesso tempo mi ricorda ancora più intensamente quanto sia importante sentirsi parte di qualcosa di più grande di me.

Da ogni momento negativo può nascere qualcosa di creativo. E se può essere condiviso con gli altri, è ancora meglio.

Le prossime due uscite le dedicherò alle vostre esperienze.

Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

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