Insonnia: pressione premonitrice (2/4)

18.01.2019

In questo preciso momento, mi sembra di essere sveglia da giorni.
Mi sono alzata alle 4 del mattino, come niente fosse, come se fossero le 8:00 e sono rimasta a fissare camera mia per un po’.
Tutto buio, a parte una leggera luce proveniente dal corridoio, mi girava la testa e non capivo la pressione che sentivo nel petto.

Continuavo a guardarmi attorno, ma non osservavo niente con attenzione. Mi rigiravo nel letto, nella speranza di potermi riaddormentare, ma non funzionava nemmeno quello. Osservavo il mio cane russare lievemente mentre si copriva il muso con la coperta e ogni tanto lo accarezzavo sentendo il suo morbido pelo scivolarmi tra le mani.
Una coccola morbida che mi faceva sentire leggermente meglio, ma la pressione non scompariva.
Stavo vivendo un lunghissimo momento di ansia e non sembrava volersi allontanare.
Sapevo di dover solo pazientare, accettare la situazione e aspettare, ma uno sguardo veloce all’orologio e ho scoperto che erano le 4, e tutto ciò non era ammissibile.
Quindi mi sono messa a leggere.

Sebbene avessi preferito prendere un libro e immergermi in qualche lettura che mi avrebbe spinta lontana, sapevo benissimo il motivo di quell’ansia e l’unica soluzione era di informarmi e cercare tutto ciò che mi serviva.
Due ore dopo ed ero ancora al cellulare. Un articolo dopo l’altro, un sito che seguiva l’altro, annotazioni sul cellulare e pagine salvate nelle ricerche. Continuavo a leggere e sentivo la pressione scendere.
Poi, piano piano, la casa ha iniziato a svegliarsi e i tipici rumori della quotidianità sono riaffiorati, coprendo il battito del mio cuore.

La pressione però non se n’è andata via.
Per tutta la notte mi sono ripetuta che avrei dovuto iniziare a scrivere o almeno buttare giù qualche pensiero, ma non ci riuscivo. Non sapevo cosa scrivere, non sapevo come esprimere quel momento, né se fosse qualcosa di cui parlare.
Eppure io stessa ero arrivata alla consapevolezza di avere un attacco di ansia grazie a numerose letture, quindi perché no?
Sia la lettura che la scrittura mi hanno sempre aiutata a comprendermi meglio senza dovermi nascondere per paura di qualcosa di sconosciuto.
La pressione che ho provato è tutt’ora presente. Non forte quanto quella che mi ha assalita in piena notte, ma un piccolo foro nel petto lo sento, che sembra premere, quasi fosse una lamentela per una mancanza subita.

Questo è quello che provo io ogni volta che sento l’ansia salire. Non so se sia un sentimento comune o condivisibile, non so se ci siano delle possibili soluzioni, né se sia giusto affrontarle in un certo modo piuttosto di un altro. Di sicuro, vivendo questa situazione, le incombenze della vita (che possono essere di qualsiasi tipologia) sono delle sciocchezze. Tutto risulta irrilevante. Non perché bisogna affrontare apaticamente la vita, ma perché – sinceramente – quando ci sono altri fattori a scatenare l’ansia, elementi che influiscono effettivamente nella propria vita e dei nostri cari, il resto non ha la stessa importanza.

Un vortice di pensieri, idee e richieste silenziose di aiuto. Stanotte non ho chiuso occhio, ma l’ansia, nella sua negatività, è riuscita a caricarmi di energie non del tutto nocive. Dopo una notte insonne e mille insicurezze, i tentennamenti si sono allontanati per dare spazio allo sfogo. La pressione se ne andrà fra qualche ora o domani, ma so perché la sento e non vedo l’ora di raccontarvi di più su questa fase vigile.

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Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

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