Apatia solare: come relazionarsi con chi odia l’estate

C’è chi ama il sole, lo attende tutto l’anno per vederlo nella sua massima intensità e per abbrustolirsi al mare. E poi c’è chi appena vede un raggio luminoso inizia ad imprecare e a studiare gli orari migliori per uscire senza cadere vittima del caldo.
Ti spiego, tu persona irradiata di luce, come fare con chi vivrebbe nel buio più totale.

Queste sono semplici regole di sopravvivenza per chi, nonostante l’incompatibilità atmosferica, vorrebbe mantenere i rapporti con i propri amici disagiati (scegli tu quale dei due sia più problematico).

1. I primi attimi di sole
L’estate si sta lentamente palesando e mentre il tuo umore sta riscoprendo la gioia di vivere, il tuo amico/a non la pensa come te e vorrebbe già piangere.
Sii empatico, ti spiego il perché:
– probabilmente non si ricorda più dove siano i vestiti estivi
– soffre tantissimo il caldo e significa che già a metà mattinata dovrà cambiarsi i vestiti
– si dovrà portare dietro il deodorante consapevole, però, che metterlo sul sudore non aiuterà mai (“più sudi, più sai di fresco” un paio di palle)
– il sole forse provoca mal di testa
– il caldo provoca sete. Tantissima e non avrà mai abbastanza acqua per essere felice. Invece degli spritz passerà l’estate con l’H20.

Questo è ciò che balena in testa all’apatico del sole, quindi sii gentile. Sta attraversando un momento di consapevolezza molto difficile.

2. Tempo di gelati!
Assolutamente falso. Almeno in parte. Perché chi soffre il caldo (tanto quanto lo soffro io), patirà una sete assurda dopo aver mangiato il gelato.
E sfatiamo il mito del “se il gelato è fatto bene, non hai sete dopo” perché devo ancora trovarlo quello che non mi crea turbamento. Ed è una doppia sofferenza perché, se il tuo amico/a è come me, ama veramente moltissimo il gelato, ma assaggiarlo comporta una arresa verso la disidratazione estrema dopo appena 5 minuti. Quindi dagli/dalle dell’acqua e aspetta che la salivazione torni normale.
Buono comunque il gelato alla nocciola e al pistacchio.

3. Passeggiare con il bel tempo.
Nuovamente un paio di palle. Passeggiare comporta calore, comporta surriscaldamento, comporta sete, comporta stanchezza fisica e forse irrequietezza perché il sudore inizierà a farsi percepire sulla superficie della pelle. Un conto è allenarsi, un conto è tornare a casa grondante dopo quella che doveva essere una passeggiatina serena.

4. Dai esci!
Allora, chiariamo una cosa. Le chiamate all’ultimo minuto, dove sei già praticamente fuori dalla porta, non vanno bene! A meno che tu non sia una persona pre-selezionata, consapevole dei limiti della persona apatica solare e delle sue difficoltà, non potrai avvisare di essere di passaggio se non vorrai aspettare fuori dalla porta invano. Questo perché chi soffre il caldo, almeno a casa sua, vuole potersi svaccare con gli indumenti più leggeri e – probabilmente – più orrendi che ha. Reperti di una moda che neanche Desigual potrebbe creare, ma quasi intangibili al tatto che rendono l’orrore del modello un fattore superficiale. Ma non è tanto per l’abbigliamento che ti consiglio di darci – a noi asociali solari – il tempo necessario per prepararci, ma perché prima di uscire dobbiamo avere la possibilità di ingurgitare almeno un litro di acqua, mettere qualche bottiglietta in borsa e aspettare di sentire il bisogno di andare in bagno. Non usciremo altrimenti. L’acqua prima di tutto. Ma sopratutto dacci il tempo di accettare il fatto di dover uscire. Non è facile. Poi se riesci a sostenere lo sguardo sul personaggio quasi yetizzato che ti troverai davanti…complimenti a te.

5. Senti che bello il sole sulla pelle
Quello che per te è piacevole, per l’asociale solare è una fitta costante all’epidermide.

6. E infine…andiamo al mare!
Col cazzo.

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Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

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