MASTER TDSI #2

Secondo giorno di Master e sono stupefatta di essere ancora viva. Bravi voi che quotidianamente vi spostate con il treno la mattina presto, senza sapere quando rivedrete il letto.

13 aprile
Ore 6:35 sento mia sorella svegliarsi e spengere la sua sveglia. Guardò il mio cellulare e non c’è nemmeno un ricordo di aver impostato la sveglia sul mio cellulare. Eppure l’ho fatto, lo so, ma se,Bra essersi cancellato tutto.

Ore 7:20 ho finito la colazione, impacchettato il pranzo, coccolato Jackie – il mio cane bonsai – salutato madre e dato un buffetto alla sorella.

Ore 7:40 di nuovo in stazione e pronti a partire. Inizio a scrivere il journal del primo giorno di master perché la sera ero crollata subito e aspetto di arrivare al master. Questa volta so dove devo andare, niente più google maps inceppato.

Ore 8:50 sono in sede. È filato tutto liscio ma adesso sono 40 minuti in anticipo. Che fare? Caffettano e tappa bagno al secondo piano lontano dalla gente, quasi come fossi in un élite e torno giù.

Ad un certo punto arrivano alcuni compagni di corso e vado dentro per salutarli. Tra questi c’è una ragazza, persiana come me, che non ho potuto salutare il giorno prima perché dovevo scappare a presente il treno. Vado a dirle buongiorno e ci mettiamo a chiacchierare in Farsi. Ci mettiamo veramente poco per decidere di starci simpatiche e ci scambiano subito i numeri. Ancora non mi capacito di averla incontrata al Master.
Il professore, seduto davanti a noi, si volta per domandarci se fossimo inglesi perché aveva provato ad ascoltarci ma non era riuscito a comprenderci.
Si è una sbalordito quanto me nel scoprire due persiane al suo corso, conosciute si grazie al Master. Evviva i casi della vita.

Ore 9:30 arrivano gli altri e si inizia la lezione, e questa volta ci vedo. Ho spostato la sedia davanti a m in modo da aver un varco per poter vedere il proiettore. L’aula è già umidissima e prego di resistere. Ho solo due bottigliette con me e non posso spendere il mio stipendio rifocillandomi con tutti i brand h20 delle macchinette.

Il resto della giornata vola. A parte il caldo, l’umidità, le sedie scomodissime che credo mi stiano uccidendo una parte della schiena (tanto da usufruire della mia sciarpa come strumento di emergenza e ponendolo a mo’ di cuscino per distaccarmi dallo schienale).
Il corso è fantastico. Il professore parla veloce, come piace a me, ma si sofferma su dettagli che non sono facili da notare. Amplia alcuni argomenti a cui non ci si porrebbe domanda – per pura consapevolezza di non saper comunque rispondere dopo – e accelera altri che si potrebbero leggere tranquilla me dai libri. Come piace a me. Via il superfluo che possiamo approfondire autonomamente e giù a scrivere appunti di argomenti e casi studio altrimenti inspiegabili.

Ore 18:30 saluto tutti, firmo i fogli, compilo i questionari didattici e passeggio verso il treno. Tanto la stazione è proprio qui, attaccata, alla sede, dove per fortuna però non passano così tanti treni da fare casino.

Ore 18:50 sono a Mestre, nuovamente in attesa del cambio. Ringrazio il cielo di dover fare il cambio solo tre giorni al mese e mi congratulo mentalmente con tutti i lavoratori e gli studenti che invece lo devono affrontare quotidianamente.

Ore 19:55 padre è arrivato in stazione a prendermi (cuoroni infiniti).

Ore 20:10 sono a casa a mangiare un pasto di madre che credo avesse telepaticamente sentito i miei pensieri durante il giorno, e mi ha preparato cosette buone che non saprei replicare.

Ore 20:30 piango all’idea di dover fare la doccia. Sono stanchissima, ma la maledetta umidità di Marghera mi ha trapassato almeno tre stati di pelle.

Ore 21:30 sono nuovamente in famiglia, lavata, profumata, asciugata e sfinita.
Non guardo nemmeno il cellulare perché mi ha rotto le palle.
Sono solo felice di essere riuscita a trovare una soluzione per una richiesta ricevuta a lavoro mentre ero al Master e di averla scritta in classe per donna dovermela portare ad elaborare a casa.

Ore 22:30 credo di essere svenuta di nuovo, ma sono felice.

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Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

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