I “nuovi” cantastorie

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Perché lo storytelling?
Perché siamo cantastorie.

Se n’è parlato per molto tempo, c’è addirittura stato un periodo dove si trovavano solo articoli su questo, con approfondimenti e case study di incredibili pubblicità storiche o aziende in grado di raccontare la propria personalità. Poi è tornato il silenzio. Lo storytelling, in quanto strategia da sfruttare, si è ammutolito (sebbene continui ad essere presente) e ha dato spazio ad altre novità, altre funzioni e altri aggiornamenti social.

Lo storytelling è ancora presente. Se non vogliamo raccontarlo come tecnica di comunicazione, possiamo identificarlo come una storia senza fine.
Il racconto fa parte delle nostre vite. Da sempre abbiamo raccontato storie per sognare, raccontare eventi, convincere, spaventare o ottenere qualcosa. Che fosse dare la buonanotte ai bambini, superare un momento difficile immergendosi in un mondo ideale, allontanando le persone da un’idea o una scelta terrorizzando con aneddoti o avvenimenti orribili, la storia dell’uomo è avvolta da resoconti più o meno veritieri, che gli hanno permesso di plasmare la propria vita.

Vi ricordate quando da bambini sceglievate i libri più belli? La vostra mente era già orientata verso una tipologia precisa di racconto. Vi fiondavate su Geronimo Stilton perché il suo modo di raccontare le storie era simpatico, selezionate racconti classici perché non ne erano mai abbastanza, vi immergevate tra maghi, streghe e calderoni assieme ad Harry Potter. In un modo o nell’altro la vostra immaginazione voleva trovare soddisfazione da una particolare tipologia di racconto, che poteva così rifugiarsi o in racconti dal tema simile o nel tono scelto per rievocare le immagini scelte dallo scrittore.

Io stessa mi sono ritrovata più volte a cercare prima le copertine che più si avvicinavano ai miei gusti, per poi obbligarmi a leggerne almeno l’incipit e scegliere il libro del giorno. Così ora mi ritrovo con una ampia collezione di Stilton, Hogwarts e varie altre tiplogie di romanzi incentrati su guerre, lotte, rapimenti e assassini (non mi ero proprio resa conto di questa macabra preferenza).

E se non erano i libri a rapire la vostra immaginazione, l’attenzione era tutta rivolta verso la tv. In particolare verso Walt Disney e la sua magia.
I cartoni della Disney sono indiscutibilmente un capolavoro dello storytelling.
Se non avete avuto modo di conoscerli, mi dispiace (recuperate il tempo perso!), se non li avete mai apprezzati, lasciate questo post e non fate più ritorno.
La Disney ha saputo interpretare tutte le sfaccettature della vita umana e trasmetterle attraverso i suoi cartoni animati.

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L’importanza della famiglia, la gioia dell’avventura, l’entusiasmo della scoperta, sono stati sempre i capisaldi delle sue animazioni, accompagnate da inevitabili plot twist con momenti tragici. Bambi, obbligato a crescere senza sua madre (tante lacrime), Simba che vede il proprio padre cadere sconfitto da Scar (quante lacrime), Dumbo che vede la propria mamma portata via dalle gabbie circensi (la fitta al cuore), Mulan che vede la sofferenza del proprio padre e decide di rischiare la propria vita per salvarlo (magoni), Peter Pan che saluta Wendy (infanzia distrutta) e altri momenti tragici che hanno fatto sì che conoscessimo il peso della perdita, dello smarrimento e della tristezza.
Attraverso attenti tratti, abbiamo pianto, riso, rinconcorso i nostri personaggi preferiti e maledetto quelli che poi avremmo scoperto essere gli infami che avremmo incontrato anche nella vita reale.

Siamo cresciuti imparando dei valori e facendo delle scelte. Ora, da adulti (o come ci si voglia definire) ci accorgiamo che il racconto rimane ancora in tutti i momenti delle nostre giornate, ma si approccia in modo diverso. Adesso lo storytelling costruisce meravigliose pubblicità, serie TV da binge watching, music video salvate nelle nostre playlist su YouTube, vlogger imperdibili. Tutto ciò che vediamo ha qualcosa da raccontare e la bravura nel farlo (a seconda dei nostri gusti) diventa parte integrante della nostra vita.

Le pubblicità si evolvono per esprimere ciò che il target vuole sentirsi dire, i cantanti producono continuamente nuove hit perché consapevoli che ogni essere umano vive un’evoluzione delle proprie esperienze . I vlogger parlano riferendosi direttamente a chi li segue, narrando avvenimenti e casi umani che anche noi viviamo quotidianamente. Che sia una fantasia che non possiamo realizzare nella realtà o una rappresentazione di ciò che stiamo vivendo, lo storytelling si esprime attraverso i valori della società.

Ogilvy trasmette storytelling.
Una delle più grandi agenzie pubblicitarie al mondo, si muove proponendo continuamente pubblicità mirate ad evocare dei sentimenti profondi con gli spot.
Di pubblicità ne ha fatte tantissime, ma una tra tutte mi è rimasta in mente.
Wind: Con i tuoi occhi.
Ora, non sono una cliente Wind, ma lo spot resta uno dei miei preferiti.
In questo caso la storia che ha raccontato è riuscita ad raggiungermi e a legarsi con i miei ricordi. Nella pubblicità si parla di un rapporto tra sorelle, un legame diverso da quello che ho con la mia, ma è riuscita comunque a toccare un nervo scoperto.
Alla fine mi sono ritrovata a chiedermi cosa abbia fatto fino adesso per migliorare la mia vita assieme a quella della mia piccola alpaca, cosa avrei potuto fare di più e come comportarmi nel futuro più vicino. Terminata la pubblicità, ho lasciato il cellulare sulla scrivania e ho aspettato il ritorno di mia sorella per abbracciarla. Sembra un’azione esagerata, ma “Con i tuoi occhi” ha aperto i miei. Essere tanto più grande di mia sorella, mi ha permesso di vedere come, crescendo in periodi diversi, la differenza d’età sia stata un limite per molti aspetti e un aiuto per altri.

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Ma non tutte le pubblicità mi hanno portata a rivalutare la mia esistenza.
Ci sono casi di storytelling, che catturano la tua attenzione per la stravaganza della rappresentazione. Come il Cappellaio Matto, lo spettacolo che offre Stefano Gabbana sembra un profilo studiato (e magari lo è), ma presenta uno dei fondatori del famoso marchio in tutto il suo splendore. Stefano Gabbana è strano e non lo nasconde. reposta le degli altri e risponde con tutte le emoji più colorate che ha il suo smartphone, pubblica foto di lui mentre pulisce la sua barca, balla, salta, fa dirette durante le feste e chiacchiera beatamente con altri grandi personaggi mentre si oscura la telecamera. Lui vive attraverso il suo Instagram e ogni foto o contenuti lo rappresenta a pieno. Il suo profilo è uno spasso e lo è perché sa raccontarsi bene.

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Per quanto grandi, vogliamo ancora poterci immergere in un racconto.
Il cantastorie che è in noi si nutre delle storie che ci circondano. Alcuni tentano di approcciarsi in modo diverso e di esprimere a loro volta i propri racconti, altri producono pensando ad un pubblico preciso, altri ancora vogliono solamente farsi cullare dalle fiabe odierne.

 

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Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

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