Estirpare un cazzosbaglio

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Attenzione: questo post è dedicato a tutti coloro che insistono nel dare infinite possibilità a chi è innegabilmente stronzo. Non si parla di possibili intrecci amorosi, sogni nel cassetto, cottarelle mai rese pubbliche, ma di chi ha voluto masochisticamente provare effettivamente a frequentare uno di questi esemplari.

Attualmente sono nell’utopia (che rimane ancora attuale) con un primo sprazzo di gioia con un “tieni un unicorno”, tuttavia ho solo accennato alla fatica del viaggio che bisogna percorrere per arrivarci.
“Una meravigliosa storia dei primi stronzi” ha scalfito solo in minima parte ciò che c’è dietro a questo mondo di infami e alla sfida di uscirne, se non indenni, almeno abbastanza forti per poterlo raccontare.

Che sia chiaro però: il viaggio intero non riguarda solamente la scoperta di questi individui, ma vista l’aumentare delle storie che sento raccontare e le altrettante difficoltà nell’affrontarle, questo post lo dedicherò a tutte quelle persone (maschi o femmine che siano) che si trovano esattamente in questa fase intermedia del percorso.

Scriverò parlando direttamente alle ragazze, perché più aperte a comunicare le loro scoperte scientifiche sui casi umani, ma non dubitate sul fatto che questo post valga tanto per loro che per i ragazzi. Essere stronzi non ha genere né sesso. Lo si è e basta.

Per cercare di non tediare con le troppe (TROPPE) sfumature di infamia, cercherò di riassumere in 3 categorie

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*** Perché non ci sono immagini? Sei tu a dare un volto alla categoria a te più vicina ***

1) L’orgoglio dell’infame

È quello che se la tira apertamente delle sue conquiste e delle sue tipelle lasciate a casa da sole a piangersi addosso.
È l’eroe nazionale degli stronzi, conosciuto come il (presunto) re dell’infamia e l’accalappia-disperate (termine coniato da lui) che pensano di poterlo cambiare.
Le ragazze ridono e scherzano sul fatto che sia un mentecatto, ma alla fine ci cascano e il più delle volte pure più fanciulle assieme (senza rendersene conto), ma l’infame è perfettamente in grado di giostrare più persone, più problemi e più situazioni senza battere ciglio. Rischia l’esaurimento nervoso? No, finge vittimismo, si prende i suoi spazi, si allontana, ti fa sentire una stronza colossale che l’ha assiendato troppo, e poi le alternative sono due: può tornare durante un momento di distacco da qualche altra tipella (sì perché non prendiamoci in giro, uno che ha questa fama, non torna per altri motivi. È solo che non sa star da solo), oppure se ne va definitivamente perché ha trovato altre due più appetibili.

Cosa fare quindi? Sii furba: lascialo o (se non ci riesci) non permettere di tornare nuovamente a suo piacimento. Sei un essere umano, non un pupazzo usa e getta. Ragionare col cuore sì, ma farsi calpestare con degli stivali enormi anche no.

2) L’enigmista del cazzosbaglio

Gli piaci? Non gli piaci? C’è e se ne va. Torna e ti riempie di attenzioni, poi sembra distaccato senza motivo. È impegnato, ma ti vuole sentire. È indipendente, ma ti pensa. Tutto bello ed entusiasmante, ma solo quando lo vuole lui. Non puoi conoscere i suoi tempi, né i suoi pensieri perché dice una cosa e ne fa tutt’altra. Se le azioni sono importanti, le sue sono incomprensibili. Leggi lo zodiaco e ammiri le stelle in cerca di una risposta, ma nemmeno loro possono aiutarti. Vorrebbero urlarti che stai inseguendo un poltergeist dell’affetto. Una creatura che si fa sentire, la puoi percepire, ma c’è in modo fastidioso, irrequieto, incostante e indecifrabile.
Quelle poche volte passate assieme effettivamente felici le puoi contare sulle dita di una mano, quindi perché ci dai così tanto peso? L’emozione dell’avventura è sempre un grande incentivo per continuare l’esperienza, ma se una persona non riesce ad essere costante nemmeno quando dice di essere legato a te, non ha problemi personali che lo affliggono, ma semplicemente non ci crede così tanto quanto te.

Cosa fare? Scappa prima di diventare anche tu un fantasma

3) Il bastardo della porta accanto

È vicino. Magari non vicinissimo, ma raggiungibile. Con un minimo di organizzazione lo si può beccare in giro (a meno che non si trasferisca improvvisamente dall’altra parte del mondo proprio dopo poco che vi siete conosciuti). È colui che c’è sempre, è lì, ma non vuole fare niente. Per lui spostarsi sarebbe troppo impegnativo quindi propone sempre le solite cose: stare a casa sua oppure fare un giretto in centro. Nonostante la vicinanza finisce per essere sempre impegnato, troppo impegnato per uscire in orari decenti e vi propone incontri notturni che hanno un certo sapore da Squillo. Se vi foste trovati uno ad un’ora di distanza forse avreste faticato meno, ma vi ritrovare immerse in una routine di orari improponibili, uscite monotematiche e zero conversazioni, perché lui è sempre troppo stanco. La vicinanza fisica non contribuisce in alcun modo alla vostra relazione e sembra quasi che sia l’unica “comodità” che vi permette di frequentarvi, ma caratterialmente non avete assolutamente nulla in comune. Siete due estranei che hanno deciso di uscire assieme per il beneficio dei pochi km e per la paura della solitudine. Ma la tua vita, in particolare, non si sta evolvendo verso alcuna direzione. Sì, vi frequentate, ma allora perché ti senti così annoiata? Ci stai uscendo o stai facendo da badante/squillo?

Cosa fare? Saluta il vicino e mettiti in testa che una relazione deve basarsi sulla condivisione di almeno alcuni valori o passioni, stile di vita, modo di affrontare le cose. Frequentare una persona non vuol dire accontentarsi di qualsiasi cosa passi in convento. Sei un individuo con un certo carattere, che diamine! Lascia Faccia-Di-Pesce e viviti la tua vita, di sicuro potrai trovare di meglio di uno stoccafisso troppo impegnato con tutto, ma sempre stanco per te.

Alla fine di tutto avete solo questa vita da vivervi appieno, perché sprecarla con una persona che vi fa mettere in dubbio voi stesse?

ASPETTA, come riassumere tutto?:
– “Ma io non sono come gli altri”.
+ Perdona il francesismo, ma sticazzi

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Pubblicato da

Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

5 risposte a "Estirpare un cazzosbaglio"

  1. Pingback: Il sondaggione

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