Budapest, Goulash e 2kg in meno

budapest3.jpg

Sono stata tre giorni a Budapest. Una città stupenda che sembra alimentarsi da sola, senza bisogno di strategia pubblicitaria per il turismo.

Un incanto.
“Dove andiamo?”
“Perché non a Budapest?”
Infatti, perché no?
Non sono in molti ad averla visitata. Tanti prediligono il mare (luogo infernale secondo me), altri la montagna (bravi), altri voglio andare nelle capitali più rinomate d’Europa, i più fortunati invece riescono ad andare più lontano.

Ma Budapest di solito non è tra i primi pensieri, almeno non in quelli delle persone che conosco io.
Eppure è un insieme incredibilmente zeppo di meraviglie da scoprire. Meraviglie che il mio Instagram non ha ancora pienamente terminato di postare (a discapito di qualche follower stizzito, ma ne ho trovati altri interessati a scoprire, come me, questo Paese).

Non potendovi raccontare a mo’ di narrazione la mia avventura per le strade di questo luogo sconosciuto, mi limiterò a trascrivervi il viaggio di bordo.

SERA 1:
Siamo arrivati.
Ben arrivati a Budapest! Una capitale che ha un significato anche nel suo nome: Buda – dal nome del fratello del sovrano degli Unni, Attila, e Pest = forno.

Dopo un atterraggio incantevole, siamo scesi nella nuova terra da esplorare.
Per scrupolo (o per ignoranza), invece dei mezzi, ci siamo fiondati verso un help desk per prendere uno shuttle che ci avrebbe portati direttamente all’hotel.
Dopo 20 minuti di attesa e 1 ora di strada (dove abbiamo conosciuti meglio una coppia incontrata sull’aereo, che avremmo ritrovato più e più volte), siamo arrivati e abbiamo mollato le valigie: che vista mozzafiato.

budapest9.jpg

A darci il benvenuto, la vista del Ponte delle Catene illuminata da mille piccoli luci, coccolate dal buio della notte.
Attorno, una folla che passeggiava beata, indifferente dell’orario, del luogo o delle circostanze, alcuni camminavano beatamente mentre alti si arrampicavano sulle mura del ponte per vedere meglio il panorama e farsi una birra.

Tornati in hotel la vista non è cambiata.
Dalla nostra stanza ci sorrideva il ponte con la sua romantica illuminazione e, sotto piccoli, potevamo anche contare i viandanti che sembravano non sentire la stanchezza del sonno.

budapest7

GIORNO 2:
Bensvegliati! Un saluto veloce al ponte dalla nostra finestra, una doccia veloce, shorts, maglietta, un filo di trucco giusto per sfizio personale (non che io abbia mai utilizzato fondotinta o prodotti coprenti per il viso, mi limito al massimo ad occuparmi di una linea di eyeliner, ombretto della mia carnagione, mascara e via) e siamo corsi a fare colazione.

Ma che figata! Per arrivare alla sala, siamo dovuti scendere fino a quelle che poi avrei nominato le segrete, ma che in realtà rappresentava più una sala regale, con tanto di affreschi, mosaici, tavoli imponenti di legno scuro e mura addornate con candelabri elettrici.

Soddisfatti della visione mattutina e del pasto intercontinentale, ci siamo alzati per andare prendere l’autobus turistico.
Inutile dire che la maggior parte delle mie foto derivano dalle mete che ci ha fatto scoprire: primo tra tutti, il panorama delle Citadella.

budapest.jpg
Con una storia truce e incredibilmente forte, ho ascoltato affascinata delle lotte, le battaglie, le insidie che Budapest ha dovuto sopportare e subire per trovare la propria libertà. Un panorama, quello, che era stato anche palcoscenico per gli incontri delle streghe e condanna per il vescovo Gherardo, lanciato dalla cima dopo essere stato imprigionato in un barile chiodato.

O altre storie che pensavo di sentire solo nei libri: La corona incendiata.
Come celebrare la vittoria e la conquista del territorio, se non facendosi incoronare con una regale corona di fuoco? Una prova di forza e coraggio importante quanto la battaglia che l’ha preceduta.

In tutto questo c’è da dire che di Budapest io sapevo solo delle 123 sorgenti termali, ma ovviamente è l’unica cosa che non mi importa di vedere (almeno durante la prima visita).

Tra le varie meraviglie del territorio, ho trovato anche Tiger.
Un Tiger bellissimo.
Un Tiger ENORME.
Un Tiger zeppo di tante piccole cose che non pensavo di aver bisogno, ma che ho desiderato subito (per fortuna mi ha salvata quel minimo di autocontrollo che non possiedo invece per i libri – di cui trovi le mie mirabolanti avventure qui).
Mi sono allontana con il ricordo dei pupazzetti-squalo intenti a mangiare gli omini.

budapest1.jpg

Dopo questo rinfrescante momento, abbiamo sentito la necessità di rinfocillarci e siamo corsi al freschissimo McDonald per una breve pausa a base di McFreeze Double Chocolate (la bontà in una coppetta).

Come i miei poveri followers su instagram hanno potuto appurare, ad un certo punto abbiamo pure raggiunto il Parlamento.
Credo di averlo fotografato da tutte le angolazioni mentre ci giravo attorno e salutavo i militari simpatici posti ad ogni lato.

budapest5.jpg
Maestoso e imperiale, lo si vede da lontano da quasi ogni punto di Budapest, ma arrivarci vicino ha tutto un altro effetto. Siamo minuscole creaturine al cospetto di questa opera architettonica e anche la piazza che la ospita si avvale delle stesse imponenti caratteristiche.

Siamo Lillipuziani in un mondo nuovo

Abbiamo completato il tour (che a quel punto avevamo già abbandonato per girovagare tra i giganteschi palazzi) per raggiungere verso tardo pomeriggio il traghetto e ammirare Budapest da una nuova prospettiva, con tanto di set fotografico e memoria del cellulare che, a quel punto, mi implorava pietà.

budapest6.jpg

Arrivata la sera abbiamo accelerato il passo per raggiungere una via, che vi assicuro credo sia la mia preferita in assoluto tra tutti i paesi visitati.
Un tripudio di bar, locali, ristorantini, bistrot, di etnie e sapori diversi, musica, gelati, gente felice e tanti, tantissimi piccoli adorabili cagnolini a passeggio.
E lì abbiamo incontrato il locale che sarebbe diventate una specie di famiglia alla lontana. Gentilissimi, giovani, belli e simpatici, appena hanno scoperto che eravamo italiani, ci hanno preso in simpatia e, tra un piatto e l’altro, hanno iniziato a fare pratica di ciò che avevano imparato da altri turisti.
Tra sorrisi e qualche parola storpiata, abbiamo ordinato il goulash. Sì, era estate e c’era un caldo atroce, ma dovevamo provare questo piatto tipico accompagnato da uno dei peperoncini più piccanti mai assaggiati.

Il mio ritorno all’hotel credo di averlo sognato, ma il giorno dopo mi sono ritrovata nel mio letto, pronta per una nuova giornata, senza rendermi conto di aver mai smesso di girare per le strade vive e illuminate.

GIORNO 3:
Sveglia. Sveglia? Sì, credo di aver spento una sveglia ad un certo punto.
Saluto Budapest, le sue personcine che già passeggiano ovunque e mi pregusto la colazione che mi aspettava.

Dopo aver impacchettato tutto, siamo misteriosamente scesi alla fermata giusta, quella che ci avrebbe portati al Castello.

budapest.3jpg.jpg
Un impero su una collina.
Piena di musei, storia e tanta, tantissima gente. Ma nonostante i gruppi di turisti agitati ed emozionati, siamo riusciti a superarli senza problemi, tanto era grande il giardino.
Fontane stupende, dalle scenografie incredibilmente dettagliate e stradine che portavano ad una cittadina incastonata tra le mura del Castello ci indicavano il percorso da seguire per ammirare al meglio tutto ciò che Instagram avrebbe reclamato.

budapest4.jpg

Nel pieno dell’emozione per i giardini, ho pure inghiottito un micro insetto, che mi è entrato in bocca mentre (per una volta) aprivo la bocca per respirare a pieni polmoni. Ma non è importante, quello che ho trovato dopo mi ha fatto accettare anche questa situazione, perché l’insetto ormai ero morto, io l’avevo percepito solo in minima parte, ma ora mi trovato al cospetto di qualcosa che bramavo di trovare, senza sapere dove cercare: il Labirinto.

budapest.2jpg.jpg

Un sotterraneo sotto la città, fresco, buio ed illuminato solo da una lieve luce soffusa. Immersi in questo percorso diramato in più vie, abbiamo vagato (per la mia gioia) lungo tutte le possibili direzioni, trovando di volta in volta delle scenografie storiche che ritraevano opere famose con tanto di musica in sottofondo per creare l’atmosfera giusta.

Usciti da lì, mi sentivo rinata. Dopo essermi immaginata di trascorrere la giornata con i Nani de I Signore degli Anelli (fantasia che ho appurato di avere in comune con un coppia trovata poco più avanti), ce ne siamo andati. Abbiamo salutato il Castello e ci siamo diretti verso quella che sarebbe stata l’ultima e più struggente meta dei nostri tre giorni a Budapest.

La Casa del Terrore.
Un monumento storico, premiato per l’aver mantenuto e custodito i ricordi truci e disumani del periodo nazista. Un percorso di tre ore che ci ha lasciati senza fiato e dove abbiamo ritrovato i nostri amici dell’aereo, stanchi e increduli come saremmo stati noi alla fine della giornata.
Non ripeterò le storie ascoltate, meriterebbero un post a parte.

Il nostro viaggio è finito. Siamo tornati dai simpatici ragazzi del goulash e abbiamo fatto un pranzo posticipato, o una cena anticipata, abbiamo provato altre pietanze deliziose, ci siamo abbuffati di riso e di dolci e abbiamo ammirato per un’ultima volta la bellezza che si ergeva sopra le nostre teste e tutto intorno a noi.
budapest.jpg
Ci siamo diretti con calma verso la stazione, con un viaggio che questa volta è durato solo mezz’ora, ma che prima non ha mancato di farci incontrare uno dei pochissimi vagabondi della città. Un uomo tranquillo, finché non si agitava all’arrivo di uomini in giacca e cravatta. Non che gli facessero qualcosa di male, lo salutavano o lo ignoravano, ma a lui non piacevano.

Gente elegante in un mondo da vivere di corsa, la più grande baggianata di questo secolo

Arrivederci Budapest, arrivederci coppia dell’aereo che abbiamo incontrato nuovamente anche al ritorno a Treviso, arrivederci gente magnifica che non ha saputo darci indicazioni nemmeno per i monumenti più importante perché alla fine Budapest è tutta bella e da visitare.
Arrivederci Goulash e peperoncino, che ancora vi sogno la notte.

 

Annunci

Pubblicato da

Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

3 risposte a "Budapest, Goulash e 2kg in meno"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...