Con gli occhi di una creatura, ovvero “tieni un unicorno”

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Decidetevi.
Siete uomini o amici. Non è per la questione della friendzone, degli ormoni che ballano, delle uscite ambigue, delle battute imbarazzanti o altro, ma io non sono assolutamente in grado di capire se ci sia qualcosa sotto o no.

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Da sempre la mia mente vaga tra mondi fantastici, libri da leggere, cose da scrivere, film da vedere, wifi da imprecare. Passo ore e ore a sfogliare pagine e immaginare scenari vari e in continua trasformazione, alcune cose riesco a trascriverle e a rielaborarle per pubblicarle da qualche parte, altre volte rimangono solo dei brevi racconti raccolti nelle agende che mi hanno accompagnata in questi anni, i testi più sfortunati finiscono per essere dimenticati o cancellati.

Quindi potete immaginare quanto poco sia connessa con le persone.
Non fraintendetemi, l’empatia non mi manca, riesco a legare con alcune persone e sono una decente ascoltatrice quando ce n’è bisogno; non disdegno la compagnia della gente, anzi, ma spesso mi capita di osservare gli amici che parlano e  raccontano le ultime novità e io rimango lì, ad ascoltare cercando di trarne una lezione.
E poi ci sono i miei amici, quelli che mi stanno veramente tanto a cuore, che mi conoscono e sono riusciti a superare i miei sbalzi di umore, gli argomenti strani e sconnessi, il sarcasmo pungente, gli audio infiniti e dei turbamenti personali che avrebbero sicuramente dato vita ad un bellissimo libro se solo fossi stata in grado di incanalare nella giusta direzione tutta quell’energia.
A queste meravigliose creature, di vecchia data o relativamente nuove: che troviate il vostro Gandalf carico di fuochi d’artificio.

Per i ragazzi che invece fino ora hanno provato ad avvicinarsi (chi con successo, chi non proprio): mi confondete.
Usciamo, ci divertiamo, ridiamo (se va tutto bene) e passiamo una bella serata. Ora, io come dovrei distinguerla da una qualsiasi altra serata fuori con un amico? Come vi presentate in modo diverso? Vi illuminate, cercate di afferrare le mani,offrite da bere, ridete di più, cadete dalla sedia? Ditemelo, conosco tantissime persone che sentono la necessità di agguantare qualcuno quando parlano e, grazie al padre, offrirmi da bere è alquanto difficile. Ho alle spalle anni e anni di allentamento sul tirare fuori il portafogli, correre alla cassa e su una notevole selezione di possibili minacce se pensate di riuscire a pagare prima di me.

Per una qualche legge dell’universo io avrò probabilmente lo sguardo volto verso altro mentre voi starete cercando di mandarmi qualche segnale, non noterò molti dei vostri gesti, né capirò le vostre intenzioni fino alla fine della serata: santo cielo, se provate un interesse, esplicatelo!
Dopo una serata a definirvi fenicotteri, unicorni, hobbit, tucani e qualsiasi altra bestiola fatata e non, non credo abbiate la motivazione per provarci ancora. La virilità vi viene strappata via, credetemi, perché è così che mi comporto in amicizia. E questo solo se mi trovo a mio agio.
Se mi state simpatici e credo siate solo amici è la fine, piccoli crisantemi.

Ma è così che sono, farò battute taglienti e vi colpirò con qualche frecciatina colma di sarcasmo, vi offrirò da bere e vi sfamerò perché mia nonna mi ha danneggiata facendomi credere che chiunque sia un disgraziato in cerca di cibo.
Mi divertirò molto probabilmente (se siete altrettanto incasinati), ma non capirò nulla. Me ne tornerò a casa felice e ignara della vita perché non avete detto o fatto niente per farmi aprire gli occhi.
E così si andrà avanti finché non inizieranno a venirmi in mente tutti i piccoli gesti e le frasi che non avevo colto la sera prima. Fisserò il muro per un po’ e lascerò che il disagio e l’imbarazzo facciano il loro lavoro finché non ci ritroveremo a ridere di questa mia ignoranza.

E pace, però vi apprezzerò molto di più se saprete prendere gli insetti con il fazzoletto e liberarli molto molto molto lontano da me.

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Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

2 risposte a "Con gli occhi di una creatura, ovvero “tieni un unicorno”"

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