Timeless – per tutte le età

utopia

Ho passato gli ultimi due anni cercando di capire di cosa avessi bisogno, chi volessi avere accanto e cosa volessi fare negli anni a venire.
Ho riscoperto vecchie amicizie che pensavo di non volere più accanto, ho legato con nuove persone che hanno saputo darmi prospettive diverse, ho trovato altre creaturine indispensabili con le quali condividere eterni stream of consciousness.

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Dagli audio, ai messaggi lunghissimi ad un emoji dell’unicorno lanciato ogni tanto, la comunicazione degli ultimi tempi si è incentrata su un tono sarcastico che in pochi hanno capito ma che mi ha dato modo di notare ancora di più quelli più simili a me.
Mi ritrovo a dover ancora finire gli studi, a studiare, cercare altri lavori, fare da sorella, amica, figlia e nel frattempo porto fuori il cane ritrovandomi a sognare i vari paesi che vorrei visitare.
Thailandia, Giappone, Cambogia, Vietnam, le Filippine, sono tanti i posti che vorrei visitare ma sono tutti fermi in un’unica speranza che probabilmente realizzerò più avanti, forse.

Mi volto e penso a quanto vorrei poter scrivere più spesso, scattare foto, immortalare momenti, realizzare video e raccontare qualsiasi cosa mi venga in mente, ma poi rimango a fissare lo schermo bianco che mi infastidisce gli occhi e immagino come sarebbe poter andare in montagna, lasciare la borsa in un rifugio ed incamminarmi solo con un’agenda e una penna.

Scrivo ora con la consapevolezza che forse solo una persona riuscirà a provare un legame con queste parole, ad immedesimarsi in questo viaggio mentale e a lasciarsi trasportare dal flusso di pensieri. Ma questo è un racconto di come non tutto sia stabile, sereno e quotidiano. Ci sono momenti in cui si vorrebbe cambiare tutto o pensare a cosa fare dopo, riflettere sui tentativi infiniti, analizzare effettivamente la possibilità di successo. E per questo ci si rintana.
Chi nei film, chi nella musica e chi invece si fa cullare dai libri.

Da action movie alla musica che ci permette di sognare, alle parole trascritte da qualcun altro, viaggiare con la mente risulta una costante della vita di tutti.
C’è chi si accontenta di vivere la propria vita e si emoziona con queste alternative, felice di crescere dove ha piantato le radici. Poi c’è chi invece pensa di voler girare il mondo, vivere effettivamente le storie che legge, le azioni viste nei film, l’energia raccolta dalla musica.

Io mi trovo nel mezzo, credo.
Voglio vivere ma mi guardo attorno e la società sembra essersi stagnata in una realtà a dir poco immobile. I miei coetanei si stanno sposando, creando famiglie, spostandosi in altri paesi, c’è chi ha abbandonato tutto per ricominciare da capo ma non senza un appoggio. E io li guardo e pensando a cosa vorrei fare, come muovermi, riflettendo su che storia crearmi.

Un giorno anche io avrò modo di raccontare la mia esperienza, ma al momento la fantasia sembra essere più presente della realtà.
Per ora sembro sopravvivere felice in questa utopia che mi sono creata e intanto osservo la vita delle persone, le loro reazioni, emozioni e paure. Cresco e imparo con loro mentre vedo cosa farne delle mie scelte, prima o poi ne trarrò un racconto, ma che storia voglio che la gente narri su di me?

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Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

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