Un inizio agitato

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Un’ironica osservazione sul passo più difficile da fare.

Una viscerale sensazione si è impadronita di me. Lo sento, percepisco il contatto della tastiera sotto le dita, il ticchettio dei tasti, la carta che scorre tra le mani, l’inchiostro che si asciuga, i post-it volanti, le annotazioni veloci su qualsiasi superficie, la mente che vaga, gira, si muove vorticosamente fino a poi fermarsi di colpo. Sento tutto questo, sempre.
E adesso, sono pronta.
Il libro che sogno da anni si sta materializzando.

Tutto è iniziato anni fa. Ma non starò a raccontarvi su tutta la storia, quella la trovate racchiusa tra le pagina del magico piccolo libricino che è “The Twits”.

No, voglio descrivervi cosa si provi a capire di dover scrivere un libro. Sì, ‘dovere’ perché (ditemi se avete vissuto la stessa cosa anche voi), non sono stata io a decidere di buttar giù due righe, ma le pagine si sono formate davanti ai miei occhi. In ogni momento di libertà e di svago mi sono ritrovata ad avere dei lampi di racconti, testi e storie camuffate in brevi sceneggiature che riecheggiavano nella mia testa fino a sera. Un giorno immaginavo una conversazione, poi un monologo, un altro giorno uno scontro o una fuga, una ricerca, un istinto da sprigionare, una domanda alla quale dare una risposta. Una storia da raccontare.

Le scene hanno poi iniziato a spostarsi, dando vita a fugaci storie, ma legate da una logica ben precisa. Ho visto quotidianamente svilupparsi un racconto che ogni giorno sembrava andare avanti, oppure ritornava con elementi mutati, al che io venivo lanciata in tutt’altra ambientazione, con una trama liberata dalla sua prima pelle e che si diramava in un’altra direzione.
Tanti piccoli squarci di visioni alternative, tutte belle, tutte intense e interessanti, tutte pronte a farsi narrare.

Allora mi sono seduta e ho iniziato a tirare giù tutte le idee che urlavano di venire alla luce. Alcune le ho lasciate perdere, non si incastravano bene con le altre, molte invece sono rimaste e, da sole, mi hanno illustrato già una potenziale trama, bella e primitiva, che voleva farsi modellare per raggiungere vette più alte, profonde e introspettive. Pagine impregnate di parole pronte a farsi intingere dalla mia mente alla carta, dovevo solo scegliere come plasmare e trasportare la storia. Ma  quale delle mille narrazioni volevo portare alla luce?

C’erano infinite possibili sfaccettature, indefinite varianti e innumerevoli minuscoli potenziali dettagli che avrebbero dirottato velocemente l’andamento della trama. Io, sì, avevo immaginato una storia, ma andava ridefinita, smussata e levigata; al momento mi trovavo con un diamante grezzo, una storia priva di nessi logici che solo io avrei capito.
Quindi da dove iniziare? Ecco dove ero quando ho iniziato a trascrivere le idee.

A mano a mano ho iniziato a pensare alle varianti e a proseguire lungo le possibili conseguenze di ciascuna azione. Un’idea sulla trama l’avevo già, ma quale personaggio l’avrebbe portato avanti fino a svelarla a tutti?
Ho iniziato a sciorinare tutte le domande.
Prima di tutto: voglio un protagonista maschio o femmina? Il racconto non ha specificato il sesso del personaggio, è a mia discrezione.
Preferisco un uomo? Un tipico eroe o un sempliciotto che si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato, o forse il bello e dannato alla ricerca di guai? O magari un cavaliere dalla armatura d’oro pronto a battersi per l’onore della fanciulla?
Meglio una ragazza? Una reietta o una donna brillante capace di sfidare da sola un mondo maschilista?

E qui la mia scelta l’ho fatta (dovrete attendere per scoprirla).

Bene, avete il sesso del protagonista!
Che vita ha avuto? Una vita normale, colpita da sciagure o sconosciuta?
Che famiglia ha? Famiglia agiata, povera, in estrema difficoltà, con genitori separati, un genitore solo, uno morto. Vive assieme ai fratelli, da solo, è figlio unico? Come si sente al riguardo, cosa comporta questa scelta? Volete che abbia degli amici/aiutanti e che li conosca già o proseguendo nella storia o che non li abbia proprio? Preferite tenere tutto all’oscuro? Di certo vi risparmierebbe un sacco di preoccupazioni. Ma anche ignorando la storia del personaggio, prima o poi questa sarà necessaria svelarla, e quindi, cosa volete che narrino i suoi occhi?

E, parlando di occhi, di che colore sono? E come si presenta?
Alto, basso, grosso, magro, rosso, moro, biondo, albino, capelli tinti di qualche colore hipster? Porta gli occhiali, l’apparecchio, ha cicatrici (“You’re a wizard Harry”)? Ha i capelli lunghi, corti, lisci, mossi, ricci, crespi (ahimè ne sono vittima pure io) o è rasato?
Porta un oggetto che lo contraddistingue: un berretto da panda, un bracciale etnico, un orecchino solo, una benda, gli occhiali da sole?
E poi, come si veste? Domanda tremenda per una appassionata di libri, che ha passato la vita ad evitare i centri commerciali, accontentandosi di piccoli accorgimenti da fare con i pochi indumenti in suo possesso.
Ma i vestiti dicono tanto, da chi è impeccabile (o crede di esserlo – discutibile -) e quindi forse più rigida come persona, a chi invece si veste quasi a caso (trasandata?), dark o altro…
Ho provato a pensare a quali fossero i miei pregiudizi se avessi incontrato il personaggio che avevo in mente, ho riflettuto sulla sensazione che volevo sentire “a prima vista” e mi sono affidata alle mie emozioni.

E’ un lettore? E’ un amante dei film, degli animali, è vegano? Che interessi ha? Cosa fa nella vita? Ci è dovuto conoscere il suo passato, o solo il suo presente? Possiamo già notare alcuni spoiler che definiranno il suo futuro? Fin dove vogliamo spingerci, quanto vogliamo svelare?

Cosa siete disposti a scoprire subito?

Vi trovate sommersi di foglietti volanti, ognuno con determinate caratteristiche da considerare. Alla fine siete voi con l’inchiostro che vi sporca ancora le mani, conoscete il vostro protagonista, voi siete l’unico a sapere tutto di questa persona, più di quanto ne sappia lei stessa forse. Affezionatevi, legate, costruite un rapporto con il vostro piccolo figlio, sarà colui che porterà avanti il vostro libro.

C’è una storia da scrivere

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Pubblicato da

Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

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