L’uomo duplicato – l’identità persa di José Saramago

duplicato

Svegliarsi un giorno soffocato dalla quotidianità e rendersi conto di non essere così unico come si crede.

Un pensiero difficile da accettare per il genere umano che, nonostante condivida la vita, le abitudini, le passioni e le difficoltà assieme al resto della popolazione, si trova sconvolto nello scoprire che pure il suo aspetto è imitato, replicato e duplicato fino all’ultimo lembo di pelle.

E’ successo proprio questo a Tertuliano Máximo Afonso.

Professore di Storia di una scuola media, la sua vita cambia violentemente a causa di una cassetta nella quale vi trova una versione di lui, ma più giovane.
Lo sbigottimento è naturale: è lui, ma non è lui. Vede un corpo muoversi, spostarsi, vivo, reale, che ha in tutto per tutto le sue sembianze. Uno specchio del suo corpo viene riflesso nello schermo della televisione, mostrando a Tertuliano se stesso, ma con un’identità diversa.

Non è una lotta esteriore, non finché i due personaggi non si trovano faccia a faccia, ma una storia di ricerca interiore, di analisi, di introspezione e di crisi dell’io.
L’uomo, prima unico possessore della sua identità, si ritrova a combattere con se stesso, e con questo fantomatico doppione, per riottenerla.
Una sfida dell’io per ritornare nei propri passi e riconoscere gli elementi che l’hanno sempre definito mentre cammina alla cieca alla ricerca dell’uomo che gli ha rubato il volto.

Ci troviamo in una storia intrisa di passaggi psicologici e fisici. I primi espongono il subbuglio del protagonista, vittima di un furto d’identità, che cerca di definire nuovamente la propria persona ricordando le azioni che lo hanno reso la ciò che è in questo momento; i secondi invece si spostano assieme a Tertuliano, contando i passi, i percorsi e gli indizi che portano il protagonista sperduto a raggiungere il suo antagonista. Un viaggio spirituale, un percorso difficile e in salita che scioglie davanti a sé tutta la fragilità di un uomo che si è perso.

Prima ancora dell’incontro tra i due, è il vuoto interiore il vero antagonista che divora il maestro di Storia e impregnare le pagine con la sua disperazione. Un racconto di paura per la scoperta, sgomento per la somiglianza, rabbia per l’oltraggio di non essere l’unico con quel volto e quella fisionomia: Tertualiano dà voce ai nostri pensieri, esponendo la squarciante consapevolezza di aver perso l’unica cosa veramente in suo possesso. Un’identità costruita negli anni viene disintegrata in un rapidissimo momento, quasi non fosse importante o rilevante, una cosa da spazzare via velocemente.

E quindi ci incamminiamo con lo sventurato, trascinati nei suoi pensieri e condividendo le sue paranoie, ponendoci a nostra volta domande su come reagiremmo noi nella sua situazione, pensando ai possibili nostri sosia sparsi nel mondo. La nostra identità è nostra di diritto? Cosa ci impedisce di scoprire un giorno qualcuno con i nostri stessi lineamenti?

Dov’è il limite che ci protegge dal perdere cognizione di noi stessi?

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Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

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