Non scrivere – lettera di un ricordo

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Non scrivere.

Eppure la letteratura porta serenità e scrivere aiuta la mente a liberarsi.
Ma quando non si riesce ad esprimersi cosa bisogna fare?

A distanza di settimane, mesi o anni, la risposta (che sia giusta o meno non è dato saperlo) viene improvvisamente in mente, eppure non si riesce a scrivere comunque.

Parlare sembra ancora più complesso: la mente deve ragionare attentamente, ponderare le parole, sostituirne alcune, usarne altre più in sintonia con la propria persona, ipotizzare delle possibili alternative, cambiare la forma, cambiare il tono, rinunciare a certi dettagli o approfondire una tematica per assicurarsi di ottenere la giusta attenzione.

Conoscere una persona, incontrarla, scrutarla attentamente e cercare di rimanerne distaccati nonostante la morbosa curiosità di scoprire meglio chi abbiamo di fronte.
Le domande sorgono spontanee, è inevitabile, più si continua a parlare, più ci sono spiragli da riempire, informazioni da chiedere, una vita da apprendere. Non possiamo rimanere indifferenti quando incontriamo qualcuno, soprattutto quando la sua strada si incrocia con la nostra. Il menefreghismo dovrebbe già essere un campanello d’allarme.

Ho conosciuto te, che scrivi di anime gemelle, che ammiri grandi attori che hanno brillato per aver trasmesso la loro anima in tutti i film, che scrivi di canzoni che scuotono lo spirito, che non ti ferma nulla e prosegui verso il tuo cammino apparentemente sereno ma in cerca dell’amore. E io ti auguro di arrivare alla fine del tuo percorso per ammirare ciò che così tanto vuoi ottenere, ma devo prima parlarti. Due parole veloci che non potrò mai dirti di persona perché fondamentalmente non esisti. Che lo intenda fisicamente o in altri termini non ha importanza, queste frasi voleranno veloci in questa pagina quanto un pensiero fugace, ma le immortalerò qui per poterle rileggere io, quando lo vorrò, anche se tu non le conoscerai mai.

Com’è che un tipo romantico come te, così dolce e bonaccione, alla mano, un po’ imbranato nella sua nerdaggine, come fa questo personaggio che sembra così piantato a terra ma che nasconde interiormente un mondo di storie e fantasie, essere scomparso così velocemente?
Se fossi stato diverso ti avrei parlato. Ti avrei detto che non era mia intenzione domandarmi di più su di te, ti avrei detto che non avrei mai voluto conoscerti. Non eravamo amici, non lo siamo, alla fine non esisti, ma non avrei cercato di costruire una persona attorno ad una fantasia. Perché io ti ho visto, ti ho toccato con mano, ma eri reale? Non si può sapere.

Non scrivere.
Io che ho salvato sulla rubrica il tuo nome in questo modo, per convincermi a non sfogare le mie frustrazioni su di te, ora mi domando cosa sia andato storto per non riuscire ad elaborare un finale migliore per questa trama.
Non era mia intenzione conoscerti, non lo è mai stato, non avrei mai neanche dovuto pensarti, non erano questi i patti. Però poi ti sei sciolto e nella mia mente si sono andati a formare diversi elementi: hai iniziato a raccontarti, anche se implicitamente, hai svelato alcuni tuoi timori, alcune difficoltà, paura di non farcela, paura delle tue stesse paure, nostalgia verso ciò che avevi lasciato, insoddisfazione verso quello che stavi facendo, legato profondamente ai tuoi amici, ma con un senso di vuoto enorme che ogni tanto non riuscivi a nascondere.
Io non ho potuto far altro che osservare come ti schiudevi, ma bene presto la mia indole mi ha spinto ha farti domande.

Non mi bastava più ascoltare senza partecipare, volevo sapere di più, volevo conoscere meglio, aprire completamente lo squarcio che avevi appena appena iniziato a far emergere.
Con questo gesto ho purtroppo ottenuto l’effetto contrario, ma sappi che non è completamente colpa mia. Il tuo atteggiamento all’improvviso passivo-aggressivo, è stato innescato dalla tua consapevolezza di esserti esposto, non puntare il dito contro di me per aver cercato di conversare con te.
Non scrivere. Non scriverò, ma sappi che sono state le tue paure, i tuoi atteggiamenti così indifesi, le tue piccole ma immense debolezze a farti notare.
Ti auguro di aprirti, tu che leggi adesso, di lasciare che la tua voce venga sentita, senza che sia camuffata da falsi sensi di sicurezza o maschere. Lascia che sia la gente a scegliere se conoscerti o no, ma non privarle di starti accanto se dimostrano sincero interesse nei tuoi confronti.

I problemi sono tanti quanto le persone che abitano questo mondo, ma scoprire una persona speciale (per quanto scorbutica), questo è ciò che ci distingue dagli altri. Se ti fai notare, non chiuderti, tieni il tuo guscio pronto per chi vuole solo vederti fallire. Ma non farlo con me, che sempre ti sono stata vicina quando hai deciso di parlare e adesso mi tratti come un diario della quale bisogna sbarazzarsi.
Ti auguro il meglio, ma non ti scriverò.

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Pubblicato da

Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

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