Letteratura in apnea

 

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Leggere è una passione che si tramuta in apnea fino a quando non si conclude la storia.

La lettura non è mai un dovere. Pure leggendo un testo accademico si può scoprire qualcosa di affascinante o comunque imparare un nuovo concetto utile (almeno per un certo frangente, che sia superare un esame o comprendere di aver effettivamente scelto il giusto percorso formativo).

Nel bene o nel male, sfogliare le pagine ci trasporta da qualche parte, che sia proiettarci verso la meta finale (la laurea) o correre assieme ai protagonisti verso una nuova avventura, sfidare draghi o fiondarsi in una storia d’amore (scegliete voi dove preferite viaggiare con la fantasia), la nostra mente percorre infiniti passi verso destinazioni che forse non vedremo mai.

Ma la cosa più sconvolgente e entusiasmante è quando si trova un libro che ti prende, ti avvolge e ti tiene stretto a sé. Una storia scritta su carta, come tutte gli altri racconti alla fine, ma con qualcosa di così incantevole da incatenarti a quelle righe nere su sfondo bianco. Il bisogno di leggere diventa urgente, ipnotico, dipendente, necessario. Non si può mettere giù il romanzo, appoggiarlo vorrebbe dire pietrificare la trama, togliere il respiro a quei personaggi che stanno crescendo con lo sfogliare delle pagine. E noi gli vogliamo privare del loro ossigeno? Non è possibile, e si riprende subito in mano il volume, si va al segnalibro e lo si rimuove quasi chiedendogli scusa per un lavoro che gli sarà inutile, ben consapevoli che finirete presto il libro.

La lettura riprende, più veloce, più irrequieta, più intensa e impregnata dal nostro desiderio di ritornare nella storia e di viverla, abbandonando noi stessi in quelle pagine che sembrano essere state scritte per noi. Non si tratta più di leggere per pure piacere, ma di concludere un percorso che non può essere fermato, non può essere interrotto per qualcosa di futile.

I più esperti si sono preparati adeguatamente per questa avventura: una bottiglia d’acqua, frutta, merende varie e il cellulare in carica (non si sa mai che, con la giusta luce, non si riesca a scattare una bella foto del libro da postare su Instagram); non serve altro.
E allora ci immergiamo nuovamente, sentiamo l’emozione della narrazione prenderci sempre di più, che sia una storia romantica strappalacrime, un dramma che ci tocca direttamente, un’avventura che vorremmo aver scritto noi o un thriller da farci accapponare la pelle, noi siamo lì per vivere a pieno quella storia. Le pagine ci appartengono. Noi siamo lì, non fisicamente, ma siamo lì, assieme ai protagonisti, viviamo con loro, leggiamo il loro pensiero, corriamo con loro. Fidatevi se vi dico che in quel momento difficilmente troverete qualcosa che possa distrarre la nostra attenzione. Abbiamo altri problemi da affrontare.

Con questa foga di scoprire il futuro, infatti, sopraggiunge presto la paura. Timore di non riuscire a fermarsi, di non godere a pieno un libro appena comprato, non dargli nemmeno il tempo di consumarsi un po’, non apprezzarne a pieno la struttura e il profumo. Un volume appena arrivato e già destinato a finire tra gli scaffali della libreria, assieme agli altri romanzi, e diventare subito un ricordo che lascerà il posto sul comodino ad un nuovo libro.
Questa è una preoccupazione che ci accompagna ad ogni pagina che sfogliamo. Quando sarebbe giusto fermarsi? Si può leggere un libro tutto d’un fiato e mostrargli riconoscimento? Sì.

Personalmente non credo ci sia complimento più grande per un autore di sapere che il suo lavoro non riesce a essere messo via. Ma da lettrice (eccessivamente) entusiasta a volte mi domando se questa condizione non sia quasi patologica. Il mio portafogli piange e gli scaffali necessitano di una revisione degli spazi, ci sono libri che sembrano nuovissimi e mai letti, altri che invece non riprendo in mano da tanto tempo e a volte mi stupisco nel ritrovare volumi che non ricordavo neanche di aver letto. Ma questi non fanno parte di quelli che mi hanno fatto trattenere il fiato, i libri migliori da apnea, non riuscirò a dimenticarli. Sono tutti salvati nella mia memoria e ogni tanto tornano nei miei sogni quei viaggi che sono riuscita a fare grazie a loro. Sarebbe perfino impensabile proclamare il migliore: ognuno di questi romanzi mi ha fatto volare e non posso fare altro che esserne grata.
Avete presente la sensazione?

Ora vi saluto e torno a Harry Potter and The Cursed Child.

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Pubblicato da

Scrivo cose, ne leggo altre, sogno di spendere tutti i miei soldi su Amazon e di vivere tra immensi scaffali di libri. Ho sempre fame e non sopravvivo senza la seconda colazione o un buon libro

3 risposte a "Letteratura in apnea"

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